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Alessietta

***La Sociologa del Blog***
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7/4/2009

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Così si allena il cervello a vincere un'Olimpiade

Sudore, muscoli e lacrime. Dopo mesi e mesi di dura ed estenuante preparazione arriva l'ultimo sforzo: la gara. Una vittoria non è mai casuale. Allenamento, duro allenamento. Giorni interi a ripetere lo stesso gesto atletico. Ma non si tratta solo di preparazione fisica, anche il cervello si modifica e migliora le sue performance. È quanto emerge da uno studio britannico che ha cercato di mettere in luce le modificazioni neurali e cognitive prodotte dall'allenamento degli atleti che ottengono eccellenti risultati nelle più importanti manifestazioni sportive. La ricerca, firmata dal neurologo Kielan Yarrow, docente e ricercatore del dipartimento di Psicologia della City University di Londra, rivela che l'analisi della mente di atleti di successo può spiegare l'eccellenza sportiva. Ciò potrebbe, in un futuro prossimo, aprire la strada a nuove e rivoluzionarie metodologie di allenamento per migliorare le loro performance. La ricerca di Yarrow si è concentrata sulle caratteristiche dell'apprendimento e del controllo del movimento a livello del sistema nervoso centrale. Secondo lo studioso britannico, infatti, le abilità proprie di questi super-atleti sono correlate con modificazioni strutturali nelle aree di senso del cervello e in quelle associate con il movimento. Di conseguenza, questi sportivi fanno un uso più efficiente e concentrato di queste specifiche aree cerebrali. Ciò spiegherebbe la loro capacità di compiere movimenti mirati, di mantenere elevati livelli di concentrazione e di prendere decisioni in tempi molto brevi, anche sotto pressione. Secondo Yarrow, quindi, il cervello dei super-atleti, attraverso l'allenamento, si trasforma in un potentissimo e preciso computer, in grado di guidare il corpo a compiere movimenti sorprendentemente veloci e precisi per giungere alla vittoria.
 
Cfr. per l'articolo http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/scienze/cervello/cervello-sport/cervello-sport.html

I temporali si spostano a nord a 3 Km l'anno

ROMA  - La fascia caratterizzata dalla formazione di nubi che portano temporali, conosciuta come fronte intertropicale e che abbraccia la Terra in prossimità dell'equatore, si starebbe spostando sempre più a nord, alla velocità di circa tre chilometri l'anno, facendo temere per la siccità nelle zone tropicali e subtropicali. Lo ha dimostrato uno studio condotto da ricercatori dell'università di Washington, a Seattle, guidati da Julian Sachs. Lo studio è stato pubblicato sull'ultimo numero della rivista Nature Geoscience. I ricercatori hanno studiato i sedimenti presenti in cinque isole dell'Oceano Pacifico cercando evidenze sulle temperature e sulla presenza di acqua dolce portata dalle precipitazioni nelle zone tropicali e subtropicali negli anni passati, in particolare in quella che è conosciuta come 'piccola era glaciale' tra il 1400 ed il 1850. Dai dati raccolti ci sarebbero forti evidenze che più di tre secoli fa il fronte tropicale fosse in corrispondenza dell'equatore. Per esempio, una delle isole studiate, la Washington Island o Teraina, della repubblica di Kiribati, è una delle più a sud del fronte intertropicale tra quelle studiate e riceve circa 2,9 metri di acqua l'anno, ma nel passato risultava essere arida. Quindi, secondo i ricercatori, il fronte, spostandosi a Nord, avrebbe 'investito' l'isola. Al contrario, le isole Galapagos, oggi terre aride del Pacifico orientale, tra il 1420 e il 1850 erano caratterizzate da un clima più umido che si è andato, poi, spostando verso nord. Secondo i ricercatori americani, il fronte, nel 1630, sarebbe stato 550 chilometri più a sud, dato che avrebbe permesso a Sachs e colleghi di calcolare la velocità media con cui si sarebbe spostato verso nord. "Se la velocità continua in media ad essere la stessa - ha dichiarato Sachs - alla fine di questo secolo il fronte si sarà spostato di altri 126 chilometri a nord". Il pericolo è che le popolazioni che abitano queste isole del Pacifico restino senza acqua. Le abbondanti precipitazioni portate dal fronte in queste isole tropicali, infatti, sono anche fonte di acqua per circa un miliardo di persone che vivono tra i tropici e le zone subtropicali. "Sicuramente - ha commentato Giampiero Maracchi, direttore dell'Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Consiglio Nazionale delle Ricerche - la tendenza allo spostamento dei temporali verso il Nord degli ultimi dieci anni è evidente, soprattutto nella zona monsonica, pur essendoci una certa variabilità negli anni. Anche in Europa, l'anticiclone delle Azzorre, viaggiando a caso, mostra dei comportamenti altamente variabili".
 
Cfr. per l'articolo http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_1615645004.html

Svelato il codice cifrato di Jefferson

MILANO – Per oltre duecento anni le corrispondenze private del terzo presidente americano Thomas Jefferson sono state rese imperscrutabili da un codice cifrato che sembrava destinato a rimanere segreto per sempre. Ora, invece, grazie al lavoro di un crittografo di Princeton, il mistero sembra essere venuto alla luce (http://online.wsj.com/article/SB124648494429082661.html).
CORRISPONDENZA PRIVATA - Il primo messaggio criptico fu spedito al presidente nel 1801 da Robert Patterson, un matematico della Pennsylvania convinto di aver inventato il codice perfetto, assolutamente indecifrabile a chiunque fosse ignaro della particolare chiave di codifica. Jefferson e Patterson erano membri della Società Filosofica Americana, un’istituzione che promuoveva la ricerca scolastica in ambito scientifico e umanistico, entrambi affascinati dal linguaggio cifrato, tanto da scambiarsi numerose lettere sull’argomento. Secondo il matematico, la cifratura impeccabile avrebbe dovuto essere conforme a quattro proprietà fondamentali: adattabilità a tutte le lingue, facilità di apprendimento, semplicità di scrittura e lettura e, soprattutto, imperscrutabilità assoluta per chi non avesse famigliarità con il codice. Ed è lo stesso professore a illustrare al presidente Jefferson un esempio pratico (http://online.wsj.com/article/SB124648494429082661.html#articleTabs%3Dinteractive).
LA CHIAVE - Non si tratta di una semplice sostituzione alfabetica - la cui possibile violazione attraverso lo studio delle frequenze con cui compaiono le lettere era già nota nel XIX secolo - ma di un gioco grafico molto più arguto. Il codice di Patterson si basa su una riscrittura del testo originale in verticale, lettera dopo lettera, senza spazi, punteggiatura né maiuscole. Il testo così ottenuto viene diviso in sezioni, fino a nove righe ciascuna, e riordinato secondo una particolare crittografia. La chiave di codifica consiste in una serie di coppie di cifre. La prima cifra indica il numero della linea all’interno della sezione, mentre la seconda riporta il numero di lettere casualmente aggiunte all’inizio della riga. Inoltre, alcune lettere vengono ulteriormente aggiunte a completamento di ogni riga. Per esempio, se la chiave fosse 25, 51, 78, significherebbe che la seconda riga sarebbe stata spostata all’inizio della sezione, con l’aggiunta iniziale di cinque lettere; la quinta al posto della seconda, con l’aggiunta di una sola lettera; la settima avrebbe preso il posto della terza, preceduta da otto lettere in più. Lo stesso dottor Patterson calcolò che la cifratura può superare i 90 milioni di milioni di combinazioni.
CODICE SVELATO - Non esiste alcuna prova del fatto che il codice sia mai stato decifrato prima, ma Thomas Jefferson era così convinto della sua efficacia che lo impose a tutto il Dipartimento di Stato e ne suggerì l’adozione all’ambasciatore francese Robert Livingston. Il merito della decifrazione spetta al dottor Lawren Smithline, un trentaseienne matematico esperto di crittografia al Centro di ricerca della comunicazione a Princeton, che ha violato il codice già nel 2007 ma ha pubblicato il suo studio solo recentemente su American Scientist. L’analisi è partita dallo studio di alcune coppie di lettere che in inglese non esistono, come le due consonanti “dx”: in particolare, Smithline ha passato al setaccio oltre 80 mila caratteri contenuti nel Discorso sullo Stato dell’Unione di Thomas Jefferson. Successivamente, ha azzardato alcune ipotesi sul numero di righe per ogni sezione e sul numero di lettere causali inserite, ricevendo un grande aiuto da uno strumento non ancora disponibile due secoli fa, ovvero un algoritmo calcolato dal computer. Dopo poco meno di centomila calcoli e una settimana di lavoro, la chiave numerica - 13, 34, 57, 65, 22, 78, 49 - suggerita nella prima lettera da Patterson a Jefferson, attraverso la criptazione dell’incipit della Dichiarazione di Indipendenza, è finalmente venuta allo scoperto.
 
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_luglio_03/jefferson_lettere_dambrosio_f0a08fe6-67d8-11de-8836-00144f02aabc.shtml

Grande fratello per il linguaggio dei bimbi

MILANO – Come nasce il linguaggio nei bimbi e come si sviluppa? Per capire in che modo i neonati iniziano a sillabare, a interagire con il mondo, e a far propri suoni e parole, uno scienziato del MIT ha messo in atto il suo personale Grande Fratello. Protagonista questa volta non è una squadra di giovani in cerca di successo, bensì il suo piccolo figlio. Che, dalla nascita in avanti, è stato sottoposto all’occhio indiscreto di 11 telecamere e 14 microfoni sparsi per tutta la casa. Gli occhi digitali hanno registrato ore e ore di movimenti, reazioni, primi suoni del piccolo: il materiale raccolto è ora la base del Human Speechome Project (http://www.media.mit.edu/cogmac/projects/hsp.html) che, sulla falsa riga del più noto Human Genome Project, promette di scoprire i segreti dell’apprendimento infantile.
IL PROGETTO – L’idea del professore del MIT Deb Roy nasce nel 2005, davanti ai progressi nello studio dell’intelligenza artificiale. Inizialmente è proprio per aiutare la ricerca in questo campo che il professore si chiede in che modo i piccoli imparino a parlare. L’obiettivo finale è scoprire come funziona il cervello di un neonato e quanto venga influenzato dai fattori ambientali e sociali nel momento in cui si trova alle prese con i primi versi e le prime parole. Trovandosi per combinazione ad aspettare un figlio, è riuscito a organizzare il suo appartamento prima del parto, attrezzandolo dell’armamentario tecnologico per seguire giorno per giorno il bimbo, dal primo vagito in poi. Ha così raccolto, in oltre 3 anni di vita, dai 10 ai 12 milioni di parole dette dal figlio in circa 3 anni, come racconta alla Bbc (http://news.bbc.co.uk/1/hi/sci/tech/8127309.stm).
LA RICERCA – E’ la prima volta in assoluto che linguisti, scienziati e medici hanno a disposizione una così vasta e continuativa registrazione di comportamenti infantili. Finora, infatti, le registrazioni da parte degli studiosi erano sporadiche, o relative a un singolo momento della vita del piccolo sotto esame. Impossibile quindi poter avere una visione esaustiva d’insieme dello sviluppo linguistico infantile, in un momento della vita umana in cui da un giorno all’altro i progressi sono macroscopici. Ora il lavoro più duro sarà quello di trascrizione dei suoni registrati, perché lo stesso Roy ha già stimato che sono necessarie 10 ore di lavoro umano per decodificare un’ora di gorgheggi. Ma in aiuto alla trascrizione è già arrivato un nuovo software, progettato sempre dal MIT, chiamato Blitzscribe, che riduce le 10 ore di lavoro umano a un paio soltanto.
 
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_luglio_03/neonati_gf_perasso_c56121b2-67d6-11de-8836-00144f02aabc.shtml
7/3/2009

Critiche al pacchetto sicurezza

Variando Pietro Nenni ("Da oggi siamo tutti più liberi") il governo ieri ci ha dichiarati tutti più sicuri. Da ieri, siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi. Più insicuri e ipocriti, perché viviamo di rendita sulla fatica umile e spesso umiliata degli altri. Infermieri e domestiche e badanti di vecchi e bambini, quello che abbiamo di più prezioso (e di prostitute, addette ad altre cure corporali), e lavoratori primatisti di morti bianche, e li chiamiamo delinquenti e li additiamo alla paura. Ci sono centinaia di migliaia di persone che aspettano la regolarizzazione secondo il capriccio dei decreti flussi, e intanto sul loro lavoro si regge la nostra vita quotidiana, e basta consultare le loro pratiche di questura per saperne tutto, nome cognome luogo di impiego e residenza, nome e indirizzo di chi li impiega. La legge, vi obietterà qualcuno, vuole colpire gli ingressi, non chi c'è già: non è vero. La legge vuole e può colpire nel mucchio. È una legge incostituzionale, non solo contro la Costituzione italiana, ma contro ogni concezione dei diritti umani, e punisce una condizione di nascita - l'essere straniero - invece che la commissione di un reato. Dichiara reato quella condizione anagrafica. Ci si può sentire più sicuri quando si condanna a spaventarsi e nascondersi una parte così ingente e innocente di nostri coabitanti? Quando persone di nascita straniera temano a presentarsi a un ospedale, a far registrare una nascita, a frequentare un servizio sociale, o anche a rivolgersi, le vittime della tratta, ad associazioni volontarie e istituzionali (forze di polizia comprese) impegnate a offrir loro un sostegno. Quando gli stranieri temano, come avviene già, mi racconta una benemerita visitatrice di carceri, Rita Bernardini, di andare al colloquio con un famigliare detenuto, per paura di essere denunciato? Lo strappo che gli obblighi della legge e i suoi compiaciuti effetti psicologici e propagandistici provoca nella trama della vita quotidiana non farà che accrescere la clandestinità, questa sì lucrosa e criminale, di tutti i rapporti sociali delle persone straniere. È anche una legge razzista? Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì. Questa legge prende a pretesto i matrimoni di convenienza per ostacolare fino alla persecuzione i matrimoni misti, ostacola maniacalmente l'unità delle famiglie, fissa per gli stranieri senza permesso di soggiorno una pena pecuniaria grottesca per la sua irrealtà - da 5 a 10 mila euro, e giù risate - e in capo al paradosso si affaccia, come sempre, il carcere. Carcere fino a tre anni per chi affitti una stanza a un irregolare: be', dovremo vedere grandiose retate. Galera ripristinata - bazzecole, tre anni - a chi oltraggi un pubblico ufficiale: la più tipicamente fascista e arbitraria delle imputazioni. Quanto alle galere per chi non abbia commesso alcun reato, salvo metter piede sul suolo italiano, ora che si chiamano deliziosamente Centri di identificazione e di espulsione, ci si può restare sei mesi! Sei mesi, per aver messo piede. Delle ronde, si è detto fin troppo: e dopo aver detto tanto, sono tornate tali e quali come nella primitiva ambizione, squadre aperte a ogni futuro, salvo il provvisorio pudore di negar loro non la gagliarda partecipazione di ammiratori del nazismo, ma la divisa e i distintivi. Tutto questo è successo. Ogni dettaglio di questo furore repressivo è stato sconfessato e accantonato nei mesi scorsi, spesso per impulso di gruppi e personalità della stessa maggioranza, e gli articoli di legge sono stati ripetutamente battuti nello stesso attuale Parlamento introvabile. È bastato aspettare, rimettere insieme tutto, e nelle versioni più oltranziste, imporre il voto di fiducia - una sequela frenetica di voti di fiducia - e trionfare. Un tripudio di cravatte verdi, ministeriali e no, con l'aggiunta di qualche ex fascista berlusconizzato. (Perché non è vero che il berlusconismo si sia andato fascistizzando: è vero che il fascismo si è andato berlusconizzando). La morale politica è chiara. Il governo Berlusconi era già messo sotto dalla Lega ("doganato": si può dire così? Doganato dalla Lega). Ora un presidente del Consiglio provato da notti bianche e cene domestiche è un mero ratificatore del programma leghista. Ma la Chiesa cattolica, si obietterà, ha ripetuto ancora ieri il suo ripudio scandalizzato del reato di clandestinità e la sua diffidenza per le ronde e in genere lo spirito brutale che anima una tal idea della sicurezza. Appunto. Berlusconi è politicamente ricattabile, ma non da tutti allo stesso modo. Dalla Lega sì, dalle commissioni pontificie no, perlomeno non da quelle che si ricordano che il cristiano è uno straniero. Un ultimo dettaglio: le carceri. Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di detenuti: 64 mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: "Le carceri scoppiano, c'è da temere il ritorno della violenza, un'estate di rivolte". Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l'umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri. La domanda se questi siano uomini.
 
Cfr. per l'articolo http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/ddl-sicurezza-7/sofri-clandestini/sofri-clandestini.html

Tastiera PC condivisa: pericolo infezioni

Certo che in periodi come questi, caratterizzati da "nuove" influenze, batteri e altri agenti patogeni che circolano liberamente è poco sicuro condividere oggetti che potrebbero fare da "untori" perché potenziali fonti d'infezione. Questo è quanto suggeriscono i ricercatori australiani della Swinburne University of Technology (SUT), i quali mettono sull'avviso tutti coloro che usano tastiere condivise in locali come i cyber caffè, le postazioni pubbliche di Internet e di telefonia. Questi oggetti, secondo i ricercatori, sarebbero una fabbrica di batteri e altri microrganismi che possono infettare chiunque ne venga in contatto. Lo studio ha esaminato il numero e il tipo di microrganismi presenti sulle tastiere dei computer condivisi presenti in tre grandi strutture del campus universitario. I dati acquisiti poi sono stati confrontati con quelli ottenuti da tastiere utilizzate da una sola persona. Dai risultati è emerso che le tastiere condivise contenevano fino a 5 volte un numero maggiore di microrganismi rispetto a quelle personali. Nello specifico, sulle tastiere condivise è stato trovato in misura rilevante lo Stafilococco Aureo, noto per essere una delle specie batteriche più pericolose, ma anche più diffuse. Per questo motivo, i ricercatori fanno notare che tastiere, mouse e altri oggetti utilizzati da molte persone non vengono praticamente mai disinfettati e questo è un male in quanto diventano potenziali portatori di malattie. Per questo motivo suggeriscono che siano avviate delle procedure affinché la disinfezione diventi pratica comune. I risultati dello studio saranno pubblicati nel prossimo numero della rivista "American Journal of Infection Control".
 
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=946&ID_sezione=34&sezione=News

Genitori depressi? Colpa dei figli bamboccioni

MILANO – Fino a oggi, per i genitori giunti al capolinea delle loro responsabilità casalinghe e quotidiane nei confronti dei figli ormai maggiorenni e indipendenti, arrivavano spesso momenti di solitudine e di angoscia. Era la cosiddetta sindrome del nido vuoto, quella sensazione di abbandono e di svuotamento del nido familiare, per tornare a una situazione iniziale ormai dimenticata in cui la coppia marito-moglie deve reimparare a stare insieme nel rapporto a due. Ma una ricerca del King’s College di Londra oggi capovolge questo concetto e afferma che in verità le coppie più depresse sono quelle in cui i figli non vanno via di casa, e non liberano così del bisogno di controllo i genitori vogliosi di occuparsi, finalmente, anche di altro.
TAILANDIA – La ricerca britannica (http://www.google.com/hostednews/ukpress/article/ALeqM5jGePDFbwnDxz_AqEnhHs2ZE6dWfA) ha preso in esame un migliaio di nuclei familiari delle aree rurali tailandesi, con genitori di 60 anni e più. Per loro, in particolare, più che l’uscire di casa il problema si mostrava quando i figli divenuti indipendenti continuavano a vivere nello stesso villaggio: in questo caso la vicinanza serrata e la presenza all’interno della stessa comunità causava ai genitori forme di depressione molto più altre rispetto a quelle mamme e papà i cui ragazzi si erano allontanati, per trasferirsi altrove, magari all’estero. I ricercatori londinesi hanno dunque dimostrato che, per quanto riguarda le aree rurali e depresse, la lontananza dei figli partiti a cercar fortuna non è per nulla motivo di angoscia nei genitori anziani.
VIA DAL NIDO – Anzi, sostiene lo studio che tra le coppie i cui figli si sono resi indipendenti prima, si trova il maggior numero di mariti e mogli ancora sposati, più giovani, magari ancora impegnati in una attività professionale. E questo dato somiglia molto anche alla situazione occidentale in cui, una volta che il giovane si è reso indipendente, la coppia – se salda – è finalmente pronta a vivere una seconda giovinezza e a provare quelle esperienze negate per anni per poter tirare su i figli. E in più, in tempo di crisi e di mancanza di spazi vitali, la lontananza permette di risolvere quei tipici conflitti di comunicazione e carenza di intimità che affliggono molte delle famiglie del mondo industrializzato. Che spesso si presentano soprattutto nei casi di “bamboccioni di ritorno”: ovvero quei figli rientrati nella casa paterna dopo una delusione d’amore, o dopo il fallimento di un’esperienza lavorativa.
 
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/salute/09_luglio_02/genitorio_bamboccioni_perasso_ce75adee-670a-11de-9708-00144f02aabc.shtml

La schizofrenia? Nel cromosoma dei geni

MILANO – Ci sono diverse migliaia di combinazioni genetiche differenti che possono, nel loro complesso, avere oltre un terzo della responsabilità del rischio genetico di ammalarsi di schizofrenia. E gli stessi geni sono collegati anche a una seconda malattia, la psicosi maniaco-depressiva, o disturbo bipolare. È questo il risultato di tre differenti studi, appena pubblicati su Nature, che collegano la genetica e le sue variazioni all’eredità genetica della schizofrenia.
I 3 GRUPPI DI RICERCA – Per arrivare a dimostrare che la schizofrenia (malattia che colpisce, al mondo, circa l’1 per cento della popolazione) non dipende solo da particolari e rare combinazioni dei geni, ma da una serie dei variabili molto più comuni di quel che si pensi, è servito il lavoro di tre distinti gruppi di ricercatori. Sono l’International Schizophrenia Consortium, consorzio internazionale che fa capo al Massachusetts General Hospital; il Molecular Genetics of Schizophrenia consortium e il gruppo europeo SGENE. Insieme i tre progetti hanno potuto analizzare il DNA di circa 8 mila persone ammalate di schizofrenia, confrontando i loro geni con quelli di oltre 19 mila persone sane. Come gli stessi ricercatori spiegano alla Bbc (http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/8128005.stm), «questa ricerca fa un passo in avanti per capire da cosa dipenda la schizofrenia ma siamo ancora lontani dal trovare la soluzione definitiva». Perché oltre alla genetica, vi sono poi i fattori ambientali a contribuire al peggioramento della situazione: i traumi vissuti, o ancora l’uso di medicinali e droghe, così come la socializzazione del malato sono tutti elementi di cui tener conto.
CROMOSOMA 6 – È nel sesto cromosoma che sarebbero situati quei geni che giocano un ruolo fondamentale sul sistema immunitario e qui si svolgerebbe l’attività che controlla la loro accensione e il loro silenzio. Questo contribuisce a far pensare che i fattori ambientali siano importanti nella contrazione della malattia. Per esempio, spiegano i ricercatori, è facile che siano più a rischio quei bimbi le cui madri, in gravidanza, hanno contratto l’influenza. Ma la sola presenza di questo elemento, ovviamente, non è considerato un fattore di rischio. Nonostante l’alto numero di variazioni genetiche isolate dai ricercatori, ancora una mappa precisa per poter curare la malattia non è stata composta. Certo, se come sostengono i medici la componente genetica pesa almeno per l’80 per cento nella contrazione della malattia, la nuova scoperta avvicina la soluzione; il prossimo passo sarà il capire attentamente in che modo un gene che interagisce con un altro riesce a trasformarsi in schizofrenia.
 
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/salute/09_luglio_02/schizofrenia_perasso_d703d1e6-6707-11de-9708-00144f02aabc.shtml

GB: tutti nudi al lavoro per un giorno

NEWCASTLE (INGHILTERRA) - La recessione miete vittime e pur di continuare a lavorare si fa qualsiasi cosa. E' il caso di alcuni agenti di marketing e design della società Onebestway di Newcastle, in Inghilterra, che lo scorso aprile hanno accettato di lavorare per un giorno, nudi, in modo da migliorare il loro spirito di squadra. Secondo quanto raccontano gli impiegati della compagnia, la Onebestway era in crisi da mesi (da quando la recessione aveva colpito l'azienda ben sei colleghi erano stati licenziati) e sembrava che non ci fossero più alternative al fallimento. Tuttavia prima di arrendersi Mike Owen, amministratore delegato della società, ha deciso di rivolgersi a David Taylor, uno psicologo aziendale. Quest'ultimo, dopo aver analizzato bene la situazione della compagnia, ha presentato un'idea bizzarra. Per migliorare i rapporti tra colleghi e lavorare senza inibizioni cosi’ da migliorare i profitti, gli agenti avrebbero dovuto considerare l'ipotesi di lavorare per un giorno senza veli.
PROFITTI - L'idea è apparsa assurda ai più, ma poi gli agenti hanno cominciato a discuterne e hanno deciso di tentare la sorte. Nel giorno stabilito quasi tutti hanno lavorato completamente nudi, ad eccezione di un uomo che coperto le sue parti intime con un marsupio e una donna che non ha tolto la biancheria intima. A dare il buon esempio è stata la ventitreenne Sam Jackson, che non c'ha pensato due volte e nonostante la giovane età non ha avuto problemi a mostrarsi senza veli. «E' stata un'iniziativa brillante» dichiara la Jackson al tabloid . «Ora tra di noi non ci sono più barriere. E' stato emozionante e da quel giorno di aprile abbiamo cominciato a discutere con più onestà. La società è nettamente migliorata». L'esperimento è riuscito perfettamente perché oltre ad accrescere l'autostima degli impiegati, sono aumentati i profitti dell'azienda. Ciò è dimostrato dal fatto che nella società sono stati assunti due nuovi designer.
TROVATA PUBBLICITARIA - Questa storia che ai malpensanti potrebbe apparire una bella trovata pubblicitaria ideata dalla stessa azienda per promuovere le proprie attività è stata anche filmata: un documentario, intitolato «Naked Office» sarà trasmesso il prossimo 9 luglio sul canale britannico Virgin 1. In esso gli agenti racconteranno quanto una giornata in ufficio «senza veli» può migliorare lo spirito di squadra. L'amministratore delegato della compagnia, Mike Owen, si dichiara orgoglioso dei suoi agenti: «Ho suggerito a tutti di provare questo esperimento» dichiara Owen. «Ciò non ha niente a che fare con il sesso e dimostra che se fai qualcosa di sconvolgente con i tuoi colleghi di lavoro, i legami si rafforzano. L'esperimento ha dato l'impulso di cui avevamo bisogno». Ma il più soddisfatto di tutti appare David Taylor, lo psicologo aziendale che ha avuto la "brillante" idea: «Invitarli a lavorare nudi è la tecnica più estrema che ho mai consigliato. Sembra strana, ma è molto produttiva. E' un gesto da fare in estrema analisi, ma produce grande fiducia in se stessi e nelle persone che ci circondano».
 
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_02/tutti_nudi_ufficio_francesco_tortora_1e5290ee-6714-11de-9708-00144f02aabc.shtml

Turchia: via a reality per convertire gli atei

ISTANBUL (TURCHIA) - Non offrirà né ricchi compensi in denaro né costosi beni materiali, ma un premio che non ha prezzo: la fede in Dio. Il prossimo settembre partirà in Turchia un gameshow che probabilmente farà molto parlare di sé. S'intitola «Tovbekarlar Yarisiyor» (I penitenti gareggiano), sarà trasmesso dall'emittente Kanal T e i protagonisti saranno quattro guide spirituali (un prete ortodosso, un imam, un rabbino e un monaco tibetano) che, chiusi in una stanza con 10 cittadini atei, cercheranno di convertire alla propria religione i «miscredenti». Chi sarà sedotto dalle parole dei religiosi vincerà un viaggio-pellegrinaggio nella patria spirituale della fede che ha deciso di abbracciare: la Mecca per i musulmani, il Tibet per i buddisti e Gerusalemme per cristiani ed ebrei.
REGOLE - Lo scopo del gioco è promuovere i diversi credi religiosi ma soprattutto avvicinare ancor di più la popolazione turca alla fede musulmana. Naturalmente al programma potranno partecipare solo persone atee e prima di apparire davanti alle telecamere una commissione di otto teologi valuterà se i potenziali concorrenti sono realmente dei non-credenti. Inoltre sarà molto difficile fare i furbi e fingere una falsa conversione per vincere un viaggio in un paese straniero. I "neoreligiosi" saranno seguiti passo dopo passo durante la loro trasferta in terra straniera. Nel corso del tempo dovranno dimostrare di vivere davvero un travaglio interiore e di aver scelto una nuova vita spirituale: «Il progetto mira a trasformare dei miscredenti in seguaci di Dio» dichiara al quotidiano turco in lingua inglese Hürriyet Daily News Ahmet Ozdemir, vicedirettore dell'emittente che trasmetterà il programma. «I concorrenti non possono vedere questo viaggio come una fuga, ma come un'esperienza religiosa».
CRITICHE E APPROVAZIONI - Tuttavia all'indomani della presentazione del programma non sono mancate le critiche. Molti commentatori religiosi hanno definito il gioco «una banalizzazione di Dio e dei messaggi religiosi» e hanno sottolineato che bisognerebbe avere un po’ più di rispetto per questi temi. Mustafa Cagrici, Gran Mufti di Istanbul, ha usato parole molto severe nei confronti del programma e poi ha tagliato corto: «Credo che non sia giusto discutere di religione in ambienti simili». Altri invece temono che il programma accentuerà l'intolleranza turca nei confronti dei cittadini atei. I sociologi locali invece guardano con simpatia al gioco e dichiarano che lo show riflette i tempi che stiamo vivendo: «Il programma metterà in scena la crescente curiosità nei confronti della religione che vivono i nostri concittadini» dichiara Nilüfer Narlı, ordinario alla «Istanbul Bahçeşehir University».
 
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_03/trova_Dio_vinci_viaggio_luogo_santo_francesco_tortora_55886328-67bd-11de-8836-00144f02aabc.shtml
7/2/2009

In India l'omosessualità non è più un reato

NEW DELHI - L'Alta Corte di Delhi ha stabilito che i rapporti sessuali fra adulti consenzienti dello stesso sesso non devono essere più considerati come un crimine in India. La sentenza di stamani dell'Alta corte di Delhi, che ha dichiarato la depenalizzazione dell'omosessualità, dovrà ora essere accolta in parlamento, dove si dovrà fare una legge a riguardo. La decisione della Corte era stata sollecitata da fondazioni dei diritti di gay e lesbiche, che si sentivano discriminati. Il giudice ha deciso che la sezione 377 del codice penale indiano, che risale al tempo del dominio britannico e che riguarda il sesso contro natura, è incostituzionale perché discrimina gli omosessuali. La corte ha però deciso che l'aspetto penale resta per i rapporti non consenzienti e per quelli non vaginali. Alla lettura della sentenza, secondo la televisione IBN Live, in aula ci sono stati manifestazioni di giubileo da parte degli attivisti dei diritti omosessuali. In base alla legge indiana il "sesso contro natura" è punibile con il carcere fino a 10 anni, e con l'ergastolo in casi più gravi. Gruppi di attivisti umanitari e organizzazioni non governative da anni lottano per l'abrogazione di questa legge, che accomuna i rapporti omosessuali a quelli con gli animali. Ma tutte le petizioni sono state rigettate dalle autorità indiane che, almeno finora, hanno sempre considerato i comportamenti omosessuali contrari alla morale indiana. I gruppi che cercano di tutelare le ragioni dei gay portano una nuova importante argomentazione a sostegno della loro tesi: la lotta all'Aids. In India ci sarebbero milioni di omosessuali a rischio Aids che, per paura del carcere, non denunciando la loro condizione e quindi non hanno accesso alle necessarie cure mediche. Nei giorni scorsi il governo aveva annunciato una revisione della legge, prima di fare dietrofront dopo le proteste di gruppi religiosi musulmani, che hanno definito l'omosessualità contraria alla legge islamica e alla morale.
 
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Spuntato il primo testamento di Michael Jackson

WASHINGTON - Il 'thriller' di Michael Jackson continua. Il 'gossip' anche. Intorno alla vita e alla morte del re del pop, morto venerdì scorso all'età di 50 anni, negli Stati Uniti non cessano di accavallarsi le voci che, di volta in volta, trasformano la sua morte in un giallo, in un happening, in un continuo gossip tra verità false o presunte, in attesa di sapere a chi andrà la sua milionaria eredità. Il New York Times riporta oggi che, "in attesa ne spuntino altri", il primo testamento è stato depositato. In base a questo testamento, redatto da Jackson nel 2002, tutti i suoi averi andrebbero alla madre Katherine, ai figli e a non meglio precisate associazioni benefiche. In più in caso di decesso o impossibilità di sua madre, Jackson chiede che i figli siano affidati in custodia all'amica Diana Ross. Se il testamento sia autentico o meno non è dato sapere. Si sa però che è stato depositato oggi. Di certo l'avvocato personale della madre di Jackson, Burt Levitch, ha riferito di aver presentato alla Superior Court di Los Angeles la richiesta di affidare a Katherine Jackson il controllo delle diverse attività finanziarie del figlio: i suoi conti bancari, la quota di proprietà del Neverland ranch, le quote azionaria in suo possesso della Sony/ATV Music Publishing, sotto la quale rientrano, tra l'altro, anche alcuni lavori dei Beatles. Nei documenti presentati, l'avvocato Levitch ha fatto esplicito riferimento alla possibilità che "la Corte si trovi ad esaminare molti testamenti, e a dover valutare le richieste di chi li presenta". Segno evidente che di testamenti ne sono attesi ancora, in un crescendo che - per gli eredi - acquista sempre piu- in contorni del 'thriller'. Nel puro 'gossip', invece, rientrano le voci secondo cui il padre biologico dei figli di Jackson sarebbe uno dei suoi ex medici, il dermatologo e amico Arnold Klein, che fu visino al cantante per un lungo periodo di tempo. Tra thriller e gossip, i fans del cantante si accingono a prendere d'assalto il Nerveland Ranch, dove la salma del cantante sarà esposta venerdì prossimo per una 'public viewing', una sorta di camera ardente aperta a migliaia di visitatori. Gli alberghi della zona a nord di Los Angeles hanno confermato di avere già il tutto esaurito. Nessuna conferma, invece, né sulla data dei funerali, né sul luogo in cui Jackson dovrebbe essere sepolto. Il sito TMZ riporta che nel testamento depositato non vi è riferimento alcuno al luogo in cui il cantante avrebbe voluto essere sepolto. In molti ipotizzano che - alla fine - i familiari lo lasceranno al Neverland Ranch, ma al riguardo "la famiglia non ha ancora preso alcuna decisione" ha detto al New York Times Danny O'Donovan, che si è autodefinito il portavoce dei fratelli Jackson. Nello stesso tempo il padre di Jackson, Joe - che risulterebbe escluso dal testamento del figlio - lunedì scorso aveva detto che i funerali non avrebbero avuto luogo fino a che non fossero stati disponibili i risultati dell'autopsia. Per gli eredi, il thriller continua.
 
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Falliscono 30 imprese al giorno

ROMA - Ogni giorno in Italia falliscono 30 imprese, lo dicono i dati forniti dalla ricerca Movimprese di Unioncamere sul secondo trimestre 2009, nello stesso periodo dell'anno scorso erano 'solo' 22. Tra aprile e giugno sono entrate infatti in procedura fallimentare 2.750 imprese. Per chi resiste rimane però il problema del credito. Il neo-presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello spiega infatti che "l'emergenza credito resta alta in una situazione in cui il 71% delle imprese industriali dichiara di avere problemi di liquidità". Da un'indagine Unioncamere risulta infatti che il 20,7% delle imprese totali afferma di aver visto un peggioramento delle condizioni del credito bancario se non un rifiuto. Un dato che sale al 32,4% se si considerano solo quelle che hanno effettivamente richiesto un finanziamento nell'ultimo periodo, il 35,9% non ha infatti fatto domanda mentre per il 43,4% del totale le condizioni non sono peggiorate. A fianco delle saracinesche che si abbassano ci sono quelle che si alzano, tanto che, negli ultimi tre mesi, il saldo tra iscrizioni e cancellazioni ai registri delle camere di commercio é tornato positivo: 28 mila nuove attività, differenza tra le 98 mila 'nuove nate' e le 70 mila che sono 'morte'. Il tasso di crescita è quindi dello 0,46%, il più basso da sette anni, relativamente al secondo trimestre, ma pur sempre positivo. Questi dati sono stati presentati durante l'assemblea annuale dei presidenti delle camere di commercio presieduta da Dardanello che ha fornito anche i numeri di una lieve ripresa della fiducia: "I nostri dati più recenti dicono che il 41% delle piccole imprese e il 46% di quelle medie sta reagendo alle difficoltà e le aziende che prevedono un aumento degli ordinativi esteri nel secondo semestre 2009 tornano ad essere superiori a quelle che vedono nero". Dardanelli però avverte: "sarebbe un errore abbassare la guardia, pensando che il peggio sia passato. Non è così. C'é il rischio che gli effetti più duri siano dietro l'angolo. Il momento della verità per gli imprenditori sarà l'autunno". All'assemblea era presente anche il vice-ministro alla Sviluppo economico, Paolo Romani che è tornato sulla congiuntura e sugli interventi per il futuro: "Siamo in una fase di congiuntura delicata ma il sistema sta mostrando i primi segnali di miglioramento. Ora è necessario avviare le riforme strutturali: creazione di mercati più trasparenti e concorrenziali, potenziamento infrastrutture materiali e immateriali e modernizzazione della Pubblica amministrazione".
 
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Sacra Sindone, forse autoritratto di Leonardo

LONDRA - La sacra sindone di Torino sarebbe l'autoritratto di Leonardo da Vinci, realizzato dall'eclettico genio toscano grazie a una tecnica d'impressione fotografica ante-litteram. E' la teoria avanzata da Lillian Schwartz, consulente della School of Visual Arts di New York. Ovvero la studiosa che negli anni Ottanta dimostrò, grazie all'uso del computer, analogie tra il viso di Leonardo e quello della Monna Lisa. La Schwartz - i suoi studi verranno illustrati questa sera in un documentario trasmesso dall'emittente britannica Channel 5 - ha usato lo stesso programma per sovrapporre l'immagine di Leonardo con quella della sacra sindone. Ottenendo risultati a suo dire sorprendenti. "Combaciano", ha spiegato Lillian Schwartz al Daily Mail. "Per me - ha proseguito - non c'é dubbio che le proporzioni sulle quali Leonardo ha scritto sono state usate per creare il volto della sindone". L'origine dell'impressione in 'negativo' non sarebbe dunque da imputare a un miracolo divino ma ad un miracolo tecnologico di Leonardo. Che per dipingere la sindone avrebbe costruito il primo esempio di camera oscura della storia. Da Vinci, stando alla Schwartz, avrebbe appeso il lenzuolo di lino cosparso di un'emulsione fotosensibile - chiara d'uovo mista a gelatina - in una stanza buia e sigillata. In faccia al lenzuolo, nella parete, Leonardo avrebbe praticato un foro in cui avrebbe sistemato una lente di cristallo: su di una colonnina, davanti alla lente, da Vinci avrebbe piazzato un busto raffigurante il suo volto. Dopo giorni di esposizione l'immagine della statua si sarebbe quindi impressa, capovolta, sul lenzuolo appeso all'interno della camera oscura. "Pazzesco", ha commentato Lynn Picknett, studiosa della sacra sindone. "Chi ha forgiato il falso doveva essere un eretico, avere conoscenze di anatomia e possedere una tecnica capace di spiazzare chiunque sino al XX secolo". Il documentario, a questo proposito, sottolinea come Leonardo fosse affascinato dagli strumenti ottici e che i suoi appunti contengono uno schizzo di camera oscura. Ma John Jackson, direttore del centro studi sulla sacra sindone del Colorado, ha liquidato l'ipotesi della Schwartz perché "basata su misere conoscenze storiche e scientifiche". Il più antico riferimento alla sindone, un medaglione commemorativo, risale infatti alla metà del XIV secolo ed è conservato al museo parigino di Cluny. "Mostra - ha detto Jackson - chiaramente i chierici mentre tengono in mano la sindone e precede la nascita di Leonardo di circa 100 anni".
 
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Si prova più compassione per gli appartenenti alla propria razza

ROMA  - Chi guarda, sente maggiore empatia per qualcuno che soffre quando questa persona appartiene allo stesso gruppo sociale. E' quanto suggerisce una nuova ricerca pubblicata sull'ultimo numero del 'The Journal of Neuroscience' e riportata su Science Daily. Lo studio mostra come vedere altri che soffrono attiva una parte del cervello associata con l'empatia, ed emoziona di più se l'osservatore e l'osservato sono della stessa razza. La scoperta dimostrerebbe come i pregiudizi contro chi non è del nostro gruppo etnico-sociale esistano già a un livello elementare. Vi sarebbe dunque una conferma a qualcosa che si era sempre sospettato ma che non era mai stato suffragato scientificamente, ovvero che esiste naturalmente un'inclinazione 'di gruppo' all'empatia. I ricercatori già dagli anni '50 avevano cominciato a studiare i comportamenti di gruppo e le inclinazioni a partecipare alle emozioni, soprattutto quelle provate da appartenenti al proprio gruppo. Il nuovo studio mostra come questi sentimenti 'preferenzialì abbiano una corrispondenza riscontrabile nell'attività cerebrale. "Le nostre scoperte hanno significanti implicazioni per capire i comportamenti sociali nella vita reale e nelle interazioni sociali", dice Shihui Han, dell'Università di Pechino, uno degli autori dello studio. Recenti studi sull'immagine cerebrale mostrano che sentire empatia per altri che soffrono stimola un'area del cervello chiamata 'corteccia cingolata anteriore'. Partendo da questo, gli autori della ricerca hanno testato la teoria che questi sentimenti empatici aumentano per i membri dello stesso gruppo sociale. Nello specifico, i ricercatori hanno scelto la razza come discriminante di gruppo, ma gli stessi effetti ci sarebbero anche con altre discriminanti. I ricercatori hanno monitorato aree del cervello in un campione di appartenenti alla razza caucasica e un altro di razza cinese. A entrambi venivano mostrati video in cui un ago pungeva un volto caucasico o cinese, e lo stesso volto veniva poi toccato con un batuffolo di cotone. Quando era l'ago a colpire venivano registrate reazioni cerebrali di empatia al dolore subito, reazioni immancabilmente più forti quando il volto era di un appartenente alla propria razza. "E' uno studio affascinante di un fenomeno con importanti implicazioni sociali, come a esempio nel campo del prestare cure mediche o negli aiuti umanitari", commenta Martha Farah, neuroscienziata dell'Università della Pennsylvania, sottolineando come questa ricerca dia adito ad altrettante domande che le risposte che da: "Per esempio, è l'identità razziale che di per se determina la maggiore o minore risposta empatica del cervello, o ci sono altre componenti di similarità tra noi e gli altri a determinarla?", e ancora, "quali esperienze di vita personali possono influenzare la disparità nella risposta empatica tra appartenenti allo stesso gruppo e a gruppi diversi".
 
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Agopuntura ed esercizio per l'ovaio policistico

La cosiddetta sindrome dell'ovaio policistico (o policistosi ovarica, PCO) è caratterizzata da un disordine ormonale che si manifesta più frequentemente nelle donne in età riproduttiva e pare sia tra le cause principali d’infertilità femminile. Secondo un recente studio coordinato dalla dr.ssa Elisabet Stener-Victorin dell'Università di Göteborg, in Svezia, le donne affette da PCO potrebbero beneficiare dal fare esercizio fisico abbinato a trattamenti di elettro-agopuntura. Questi trattamenti possono ridurre l'attività del nervo simpatico. Questo nervo, ricordano i ricercatori, è legato a fattori come l'insulino-resistenza, l'iperinsulinemia, l'obesità e le malattie cardiovascolari. In più, la PCO comporta problemi come elevati livelli di testosterone (l'ormone sessuale maschile che si trova però in entrambi i sessi), cisti ovariche, cicli mestruali irregolari e infertilità. Dallo studio, è anche emerso che i trattamenti con l'agopuntura elettrica a bassa frequenza hanno portato diversi benefici quali cicli mestruali più regolari, diminuzione dei  livelli di testosterone e riduzione della circonferenza a livello della vita. Mentre non si sono riscontrati benefici sulla riduzione della circonferenza o sulla regolarità del ciclo a seguito degli esercizi fisici, si sono mostrati tuttavia alcuni benefici sulla riduzione di peso o dell'Indice di Massa Corporea (BMI). La dr.ssa Stener-Victorin ha sottolineato come i trattamenti con l'elettro-agopuntura a bassa frequenza abbia influito sull'attività del nervo simpatico e come questo possa essere un'alternativa ai trattamenti farmacologici atti a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla versione online del "American Journal of Physiology-Regulatory, Integrative and Comparative Physiology".
 
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=936&ID_sezione=34&sezione=News

Musica dai lettori MP3, ancora troppi i rischi

Uno studio olandese mette in luce i troppi rischi, sottovalutati dagli adolescenti, durante l'ascolto di musica con i lettori Mp3. L'allarme arriva da parte di un team di ricercatori del Dipartimento di Sanità Pubblica e della divisione di Otorinolaringoiatra dell'Erasmus Medical Center di Rotterdam in collaborazione con altri centri medici. Scopo dello studio era quello di valutare i rischi e l'eventuale utilizzo o meno di fattori di protezione durante ascolto, da parte degli adolescenti. A questo tipo d'indagine condotta per mezzo di un questionario da compilare si sono associati i dati relativi ai comportamenti anche in base alle caratteristiche demografiche e la frequenza d'uso. La ricerca, pubblicata nel numero di luglio 2009 della rivista "Pediatrics", è stata condotta nel 2007 valutando un campione di 1.687 adolescenti di età compresa tra i 12 e i 19 anni. I ragazzi appartenevano a 68 classi di 15 scuole secondarie olandesi. Durante la fase di controllo, gli studenti sono stati invitati a compilare un questionario sui loro comportamenti riguardo l'ascolto della musica. Dai dati ottenuti si è evidenziato che il 90% dei partecipanti ascolta la musica sul lettore Mp3 attraverso gli auricolari. Il 32,8% ne fa un uso frequente, mentre il 48% ascolta la musica ad alto volume, solo il 6,8% utilizza il limitatore di volume. In tutto, le probabilità che i giovani ascoltino musica a volume elevato sono quattro volte maggiori in quelli che ne fanno un uso frequente. Mentre le probabilità raddoppiano tra gli studenti delle scuole professionali che non tra quelli delle scuole pre-universitarie. In sostanza, concludono i ricercatori, gli adolescenti che ascoltano frequentemente musica con i lettori Mp3 non adottano abbastanza comportamenti adeguati per proteggere l'udito che, anche se non dà immediati effetti, in futuro potrebbe mettere a serio rischio la possibilità di sentire bene. Gli scienziati raccomandano quindi sempre di utilizzare il limitatore di volume.
 
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=942&ID_sezione=34&sezione=News
7/1/2009

Principio di precauzione? Mai più

Sociologo prestigioso e prolifico, Anthony Giddens è diventato celebre come il teorico della «terza via» incarnata dal «New Labour» britannico negli Anni 90, quando diventò un «guru» dell’allora premier Tony Blair. L’obiettivo era creare una nuova politica, che andasse oltre i dibattiti tradizionali della destra e della sinistra. Ora, nel suo ultimo saggio, «The Politics of Climate Change» - le politiche del cambiamento climatico - applica il pensiero della terza via ai cambiamenti del clima. Si tratta di un libro eccellente e spesso brillante. Giddens traccia una serie di prospettive destinate a provocare l’intellighenzia. Tra le sue eresie, c’è quella che «gli scettici meritano e devono ottenere diritto d’ascolto» e «che il problema del riscaldamento globale non ha nulla a che fare con la salvezza della Terra». Irride, quindi, a formule ormai standard, come quella di «sviluppo sostenibile», che definisce «uno slogan piuttosto che un concetto analitico». Allo stesso modo rifiuta l’idea del «principio di precauzione», spiegando che «può essere utilizzato per giustificare azioni opposte». Per esempio, favorire le iniziative per mitigare gli effetti delle emissioni, ma allo stesso modo, se la paura è minare la crescita economica, serve a sostenere la più totale inazione. Giddens, d’altra parte, è chiaro nella valutazione delle politiche attuali. «Non c’è nessuna nazione che si avvicini ciò che potrebbe essere considerata come una performance efficace in termini di riduzione dei gas serra», scrive. Se si guarda la Gran Bretagna, si dichiara scettico sulle norme più recenti sui tagli alle emissioni contenute nel «Climate Change and Energy Acts». Sbarazzandosi della retorica degli obiettivi e dei tempi, che ha finito per dominare tutte le discussioni, Giddens spiega quindi la sua prospettiva. Qui il saggio, però, è un po’ meno incisivo e si dilunga in troppe raccomandazioni scontate e in esortazioni generiche. Per esempio, sottolinea che il «cambiamento climatico debba essere privato dei contesti destra-sinistra» e aggiunge che «dipende dai governi elaborare misure incisive» senza definire come realizzarle. Molti dei suggerimenti rivelano una frustrante imparzialità, tanto che diventa quasi impossibile interpretare la sua esatta posizione su ogni problema. Spiega, per esempio, che un adattamento credibile richiede che «si specifichino quali saranno i veri effetti del riscaldamento globale», ma aggiunge anche che dev’essere flessibile, perché «in genere non è possibile prevedere in dettaglio che cosa si dovrà affrontare e quando». E il saggio è anche segnato da un’inaccettabile quantità di errori. Se possono essere trascurati da un lettore comune, diventano uno scomodo sassolino nella scarpa di un esperto. Tra questi, c’è l’affermazione che l’«Intergovernmental Panel on Climate Change» abbia definito una volta per tutte uno scenario per il futuro e l’altra che El Niño agisca come «moderatore» del riscaldamento indotto dall’uomo. Ma ancora più sconcertante appare l’«hubris» accademica, quando Giddens studia un fenomeno noto - quello secondo cui le persone non affrontano una minaccia che cresce con logica incrementale, finché questa non diventa visibile, e quindi quando l’azione può essere tardiva — e lo definisce «il paradosso di Giddens». Tra gli studiosi, il concetto viene citato da decenni. Così, se c’è un «Giddens paradox», risiede nel contrasto tra la filosofia dell’autore e l’incapacità di tradurla in concrete opzioni politiche. Eppure è il superamento del paradosso che potrebbe far progredire le politiche sul clima. Resta comunque il fatto che il saggio ha grande valore nel delineare una realtà del cambiamento climatico diversa da quella delle accademie. Oggi abbiamo disperatamente bisogno di una terza via.
 
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&ID_articolo=1062&ID_sezione=76&sezione=Ambiente

I casi dell'uomo albero e della donna chimera

SASSARI - Nell’età della genomica e della proteomica, degli strepitosi sviluppi delle tecnologie e delle capacità diagnostiche, i misteri medici - generati nel grande laboratorio della natura - intrigano più che nel passato e, grazie alla Rete, conoscono una diffusione planetaria. La rivista «New Scientist» ne ha selezionati sette che hanno impegnato o stanno impegnando le abilità e le tecniche d’indagine di ricercatori e clinici-detectives. Tra i più intriganti e interessanti - anche per le implicazioni sul piano giuridico-legale - c’è quello della donna chimera. Se nella mitologia greca la chimera era un mostro composto da parti del corpo di animali diversi, in medicina il termine è usato per indicare una persona composta da due tipi, geneticamente distinti, di cellule. Un caso del genere si è proposto al team del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston. In seguito ad una serie di test, effettuati in vista di un trapianto su una donna di 52 anni e i suoi familiari, il team si è trovato di fronte ad uno sconcertante e inspiegabile quadro: la paziente non era la madre biologica di due dei suoi figli, concepiti in modo naturale, e di cui suo marito era il padre. Scartato il fatto che i ragazzi fossero stati scambiati nella culla - un evento troppo raro perché se ne verificassero due nella stessa famiglia - medici e ricercatori si sono messi all’opera per arrivare ad una spiegazione. Dopo infiniti esami ed accertamenti, è arrivata la spiegazione di quella stranezza biologica: la donna è una chimera o meglio un caso raro di «chimerismo tetragametico»: il suo corpo è costituito da due linee di cellule, geneticamente distinte, derivate da un totale di quattro gameti, due cellule uovo e due spermatozoi. In altre parole è un miscuglio di due persone - due gemelle non identiche - che, in uno stadio molto precoce della gravidanza, si sono fuse e hanno formato un unico embrione. Si stima che casi del genere siano alcune decine nel mondo. Altro mistero medico appena svelato è quello dell’uomo albero. Con questo nome è conosciuto un pescatore indonesiano di 36 anni, Dede, le cui terrificanti immagini si possono seguire su YouTube: mostrano mani e piedi orribilmente grandi e deformati, ricoperti da una specie di corteccia formata da strati su strati di porri. Il calvario dell’uomo è cominciato all’età di 18 anni. Dopo un incidente che ha comportato l’asportazione di una rotula, la sua pelle si è riempita di verruche che, con il tempo, sono cresciute in modo abnorme, impedendogli qualsiasi attività. Il clamore suscitato dal caso ha spinto il governo indonesiano ad occuparsi di lui dopo la spiegazione fornita da una squadra di esperti dermatologi dell’Università del Maryland che avevano avuto modo di vedere un documentario di Discovery Channel. All’origine dell'incontrollata proliferazione ci sarebbero due fattori: il Papilloma virus - un tipo di virus che nelle persone sane causa le verruche - e un rarissimo deficit del sistema immunitario che ha aiutato il virus a dirottare i meccanismi cellulari delle cellule della pelle, ordinando loro di produrre enormi quantità delle sostanze che causano la crescita delle escrescenze. Non ha invece trovato spiegazione il mistero del dito putrido, guarito spontaneamente e segnalato da «Lancet». Un ventinovenne, dopo essersi punto un dito con un osso di pollo, ha sofferto a lungo di un’infezione - ribelle ad ogni cura - che emanava un odore disgustoso e insopportabile. Altri misteri medici sotto osservazione sono l’allergia all’acqua - orticaria fisica acquagenica -, la sindrome da accento straniero che indica quei casi di individui che, dopo un ictus o uno shock, cominciano a parlare una lingua diversa da quella materna e il morbo di Morgellons. A leggere i sintomi e le sensazioni di coloro che ne soffrono - che hanno fondato la Morgellons Research Foundation - sembra di leggere la trama di un episodio della fiction dell’ispido doctor House: invincibile prurito, piaghe cutanee che non si rimarginano e da cui spuntano fibre blu, con filamenti e piccole perle scure di materiale simile a sabbia, sensazione di insetti brulicanti sotto le braccia.  Ultimo mistero della lista è la pazzia di re Giorgio III, che regnò in Inghilterra dal 1760 al 1811. Gli episodi di alienazione mentale di cui soffriva - è l’ultima teoria - non erano dovuti ad un disturbo psichiatrico, ma agli attacchi di porfiria, un difetto genetico che porta alla sintesi errata di una proteina. L’insolita gravità degli attacchi, tuttavia, sarebbe spiegabile con l’esposizione all’arsenico, trovato nei capelli del sovrano. Ma non è tutto qui: il catalogo dei misteri medici è molto più lungo.
 
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1332&ID_sezione=243&sezione=

La Nasa svela il 99% della Terra

WASHINGTON - Il mondo non ha più segreti. La Nasa, in collaborazione con il ministero dell’Economia giapponese, ha diffuso una nuova mappa del globo, la più completa pubblicata finora. Le immagini, in tutto 1,3 milioni, coprono il 99% della superficie terrestre e sono state scattate dal radiometro giapponese Aster (Advanced spaceborne Thermal Emission and Reflection Radiometer) a bordo del satellite Terra. Dedicato a missioni di monitoraggio terrestre, il satellite ha permesso di puntare i riflettori su problemi quali la proliferazione di alghe e le eruzioni dei vulcani. La Nasa, riferisce il sito della Bbc, sta ora lavorando per combinare i dati che continuano ad arrivare da Aster per apportare un ulteriore miglioramento alla mappa terrestre ovviando ad alcune imprecisioni su immagini di aree desertiche. Il satellite Terra, in orbita per una missione di monitoraggio del pianeta, ha permesso di far luce su numerosi fenomeni naturali, come la fioritura delle alghe e le eruzioni vulcaniche. Grazie al radiometro Aster, è stato possibile calcolare con precisione l’altitudine in tutte le aree della superficie terrestre, misurandone il valore in un reticolo di punti distanti appena 30 metri l’uno dall’altro. «Si tratta della più completa mappa digitale della Terra disponibile al mondo - ha dichiarato Woody Turner, scienziato della Nasa responsabile della missione dell’Aster - È un unico enorme archivio di dati a disposizione di utenti e ricercatori di un gran numero di discipline per le quali sono necessari dati sull’altitudine e la superficie terrestre». Prima della Global Digital Elevation Map, la più completa carta topografica era quella ottenuta dalla ’Shuttle Radar Topography Mission’ della Nasa, che copriva l’80% della superficie terrestre. La mappa, tuttavia, era poco accurata nella ricostruzione dei terreni irregolari e di alcune zone desertiche.
 
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I lipidi avrebbero un ruolo in malattie come il Parkinson e l'Alzheimer

Secondo una ricerca condotta da un team di scienziati spagnoli dell'Istituto di Neuroscienza del Consiglio Superiore di Ricerca Scientifica (CSIC) e dell'Università Miguel Hernández di Elche, gli acidi grassi insaturi avrebbero un ruolo nello sviluppo di alcune malattie degenerative come il Parkinson o l'Alzheimer. Gli acidi grassi insaturi sono conosciuti per la loro attività nella protezione dalle malattie cardiovascolari, tuttavia sino ad oggi non si conosceva bene la loro azione sul sistema nervoso. Questo è quello che hanno voluto scoprire i ricercatori spagnoli. Lo studio è durato tre anni e ha evidenziato come agiscono i grassi insaturi e le proteine responsabili dell'attivazione della trasmissione neurale. Si è così scoperto come questo meccanismo possa favorire la crescita neurale e la neurotrasmissione. Secondo i ricercatori l'influenza di questi grassi può essere facilmente osservata nei pazienti affetti dall'Alzheimer dove i livelli di sfingomielina (un acido grasso componente della mielina nelle cellule nervose) sono alterati: questo provoca un disturbo nelle trasmissioni neurali. A seguito di altri esperimenti si è poi scoperto come una proteina detta sinucleina, unita agli acidi grassi insaturi, interferisca con il ruolo di questi attivando anomale neurosecrezioni e possibile morte cellulare dei neuroni. Nei pazienti affetti da Parkinson i livelli di sinucleina sono in genere elevati. A motivo di ciò, sostengono gli scienziati, questo meccanismo può spiegare il ruolo degli acidi grassi insaturi e alcune proteine nello sviluppo delle malattie degenerative. Questo apre nuove frontiere nella ricerca delle cause e delle possibili terapie preventive e curative. L'articolo dettagliato che spiega come i lipidi e le proteine interagiscono durante la neurotrasmissione e permettono di capire meglio il ruolo degli acidi grassi insaturi omega sul sistema nervoso è stato pubblicato nel suo ultimo numero della rivista "Neuron".
 
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=937&ID_sezione=563&sezione=Alimentazione

I metodi per tenere a bada le zanzare. I rimedi in caso di puntura

Certo che non possiamo proprio parlare di benessere quando, comodamente rilassati sul nostro terrazzo a goderci il frescolino della sera, arrivano quei fastidiosi insetti chiamati zanzare.
Ambiente e clima italiani offrono le condizioni adatte allo sviluppo di una gran quantità di esemplari: dalla zanzara comune (Culex pipiens e molestus) a quella "tigre" (Aedes Albopictus) se ne contano oltre 60 tipi differenti che agiscono e pungono in maniera diversa, ma pur sempre fastidiosa. Se le avete già provate tutte, o quasi, per mandarle via, ecco qualche rimedio naturale per allontanarle dalla vostra casa. E, se proprio vogliono restare a farvi compagnia, vi elenchiamo anche qualche metodo per alleviare il prurito e il fastidio in maniera del tutto naturale.
- Il rame è nemico delle zanzare: ponete un filo di rame (attorcigliandolo bene) nell’acqua che si deposita nei sotto vasi. Si liberano degli ioni attivi che ostacolano lo schiudersi delle loro uova. Se non avete a disposizione del filo di rame, prendete un vecchio cavo elettrico e toglietegli la plastica protettiva. Adoperate, quindi, i fili di rame che si trovano al suo interno;
- Sempre parlando di piante, ce ne sono molte che infastidiscono le zanzare: il geranio, la lavanda, la citronella, il basilico, i pomodori e la catambra. Quest’ultima solo se avete un bel giardino a disposizione. Non si tratta di una pianta qualunque, ma di un vero e proprio “brevetto” (brevetto europeo del 2006) antizanzare. La pianta, contiene un principio attivo, il catalpolo, che nient’altro è che un olio essenziale particolarmente attivo contro le zanzare. Tale principio è presente anche in altre piante come la catalpa bungei da cui è stata selezionata la catambra. Ma in questa si trova in proporzioni elevatissime. Ed elevatissimo però è anche il suo prezzo: 600 Euro per una pianta di grandi dimensioni.
- Se non avete a disposizione piante, versate in un diffusore per oli essenziali le essenze di lavanda, citronella, geranio e tea tree. 
- Ci sono animali utili come le libellule e i pipistrelli che si cibano di questi insetti. Se possibile, non cacciateli. 
- Un altro rimedio "naturale" è quello di utilizzare degli apparecchi anti zanzare che producono ultrasuoni. Pensate che in Corea un recente rimedio ideato per gli utenti di
Sk Telecom è il Mosquito Repelling Plus. Dal sito del gestore si può scaricare un file audio, da utilizzare con un semplice cellulare, non udibile all’orecchio umano che sarebbe in grado di tenere lontane le zanzare a un metro di distanza. Se non siete utenti di SK Telecom, niente paura, un qualcosa di analogo si trova anche a disposizione degli italiani ed è gratuito. SI può scaricare direttamente dal sito di Softonic.it. A tale riguardo è tuttavia bene ricordare che non tutti sono d'accordo sull'efficacia di questi sistemi e ci sono diversi studi che ne smentiscono l'utilità. Il consiglio è quello di provare, gratis, e poi trarre le proprie conclusioni.
Esistono anche (ehm) dei sistemi "spaziali" per combattere le zanzare... vedi il video a fondo pagina...
- E se proprio le zanzare ci hanno già punto, ci sono diversi rimedi naturali consigliati dagli esperti a cui si può ricorrere, come l’Apis Mellifica (omeopatico) che agisce come una sorta di antistaminico. Oppure direttamente Istaminum. Se invece, vogliamo rivolgerci ai rimedi fitoterapici anziché quelli omeopatici viene in nostro soccorso l’olio o il decotto di fiori di calendula che lenisce infiammazione e prurito, oppure il gel di aloe vera. Per gli amanti dell’aromaterapia, invece, si possono adoperare gli oli di melissa, cajeput o lavanda diluiti in olio vegetale. Se avete grattato eccessivamente la puntura, per scongiurare un’eventuale infezione, si può aggiungere anche il tea tree.
Come riconoscere la zanzare comune da quella "tigre"
Zanzara tigre:
facilmente riconoscibile a causa della sua livrea tigrata, anzi, dovremmo dire "zebrata" visto che la zanzara è bianca e nera. È un ospite relativamente nuovo nella nostra penisola. Infatti è arrivata dal sudest asiatico poco più di dieci anni fa. E’ un tipo di zanzara decisamente aggressiva che "ama" particolarmente l’essere umano, più di qualsiasi altra specie (siamo proprio fortunati! ). A differenza della zanzara comune, è maggiormente attiva di giorno. Non vola molto in alto, quindi se siete in posizione eretta, quasi certamente vi pungerà soltanto nelle gambe. Difficilmente sta dove c’è tanto sole, preferisce starsene tranquilla all’ombra. 
Zanzara comune: questi tipi di zanzara accompagnano le nostre giornate dalla primavera sino all’autunno inoltrato. A differenza delle tigre poche di loro pungono l’uomo (anche se a noi sembrano sempre tante) e sono solo quelle di sesso femminile. Il corpo di questo tipo di zanzare è più “snello” e lungo delle tigre.
 
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=938&ID_sezione=33&sezione=Salute
6/30/2009

Viareggio, treno esplode in stazione. E' strage!

VIAREGGIO - E' di 13 morti, 4 dispersi e decine di feriti di cui 15 in pericolo di vita, il bilancio della tragedia di Viareggio. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi durante una conferenza stampa. E poi centinaia di sfollati, gente in stato di shock, due palazzine distrutte e altre tre evacuate. Lutti e devastazione in un paradiso delle vacanze al mare, Viareggio, a causa di un treno merci carico di Gpl (Gas di petrolio liquefatto) che a mezzanotte deraglia in stazione e innesca l'apocalisse nel centro della città: una serie di esplosioni e l'incendio.
L'esplosione. "Come un terremoto, come un tornado, ho avvertito uno spostamento d'aria e il pavimento muoversi" racconta un giovane. "Dormivo, mi è piombato il lampadario addosso, sono vivo per caso" dice un altro. "Mio marito, un eroe. Mi ha preso di peso e trascinato fuori da una porta sul retro prima che crollasse tutto. Da sola, con queste gambe malridotte, operate da poco, non ce l'avrei mai fatta" aggiunge un'anziana sorretta a braccia da due volontari della protezione civile che l'accompagnano nella tendopoli allestita in piazza del municipio. Racconti dall'inferno della Versilia. Dalle Alpi Apuane, che imbiancano del marmo di Carrara le montagne, dicono di aver visto il cielo diventare arancione. E' poco prima di mezzanotte quando in stazione transita un treno merci, che si muove da nord verso sud, da La Spezia in direzione di Pisa, col suo convoglio di quattordici vagoni cisterna carichi gas. "Non è che andasse proprio piano, almeno a 90 all'ora" racconta qualcuno. "Il treno sferragliava sui binari, ho visto delle scintille" è la testimonianza di un altro. Più tardi le Ferrovie dello Stato spiegheranno
che ha ceduto il carrello del carro cisterna. Poche decine di metri ed è la catastrofe. In quel punto la linea ferrata è costeggiata dai palazzi, in parallelo corre via Ponchielli. Il merci 50325 Trecate-Gricignano deraglia. Il primo carro cisterna trascina fuori dai binari altri quattro dei quattordici vagoni che non sono proprietà delle Fs ma appartengono a una società straniera, la Gatx, con sede a Vienna. Solo uno si spezza. Purtroppo basta a causare l'immane disastro. Le esplosioni e le fiammate investono i palazzi e la strada. Una palazzina, dove vivono 18 persone, si sbriciola. Una più piccola, monofamiliare, prende fuoco. Alla fine, crollate o gravemente danneggiate, le case coinvolte saranno cinque. Come un proiettile, un grosso pezzo di metallo investe un uomo - che risulterà essere un quarantenne extracomunitario - e lo scaraventa ad una decina di metri uccidendolo. Per lo spostamento d'aria un'altra persona vola contro un cassonetto e avrà le gambe maciullate. Una ragazza, avvolta dalle fiamme, corre in strada, grida, cerca di strapparsi i vestiti.
I soccorsi. I soccorsi sono stati tempestivi. Centocinquanta persone della Protezione Civile hanno lavorato tutta la notte. All'alba, in una luce irreale, con il fumo che si è diradato e i focolai quasi del tutto spenti, lo scenario ricorda un attentato a Bagdad. Si scava, si cercano le persone che dovrebbero esserci e di cui non si hanno notizie. Secondo il sindaco di Viareggio sono una trentina. Poi, però, Bertolaso precisa che non dovrebbero essere più di tre o quattro: "Gli altri erano scappati". L'intervento dei soccorritori si concentra adesso sulla ricerca di persone che potrebbero essere rimaste sotto le macerie e, in particolare, sul travaso del Gpl.
L'inchiesta. Disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e incendio colposo. Sono i reati ipotizzati dalla Procura di Lucca che ha aperto un'inchiesta. Il procuratore Aldo Cicala ha effettuato un sopralluogo sul luogo dell'accaduto e ha confermato che, in base alle ricostruzioni il convoglio è deragliato, è fuoriuscito il Gpl e poi si è verificata l'esplosione. I macchinisti del treno sono stati sentiti a verbale dai magistrati lucchesi.
 
Cfr. per l'articolo http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/cronaca/viareggio-treno/viareggio-treno/viareggio-treno.html

Star bene in coppia aiuta contro lo stress sul lavoro

Dopo un'interminabile giornata passata a parare colpi, schivare conflitti, cercare di non litigare coi colleghi e non fare arrabbiare il capo, non c'è niente di meglio che rifugiarsi fra le braccia del partner. Perché la vita di coppia, se funziona, è il miglior antidoto allo stress, anche lavorativo, e difende in modo efficace dagli influssi negativi ed ostili che arrivano dall'esterno. Neanche a dirlo, ci guadagna anche la salute. C'è però una scomoda verità specularmente opposta: se la relazione con il proprio lui o lei non è il massimo, allora i guai si moltiplicano. E aumentano in modo elevato il rischio di burn-out e di ammalarsi proprio per colpa dello stress. La conferma arriva dalla dottoressa Ann-Christine Andersson Arntén, dell'Università di Göteborg, in Svezia, che ha studiato oltre 900 persone per arrivare alle conclusioni presentate nella sua tesi di dottorato in psicologia, riassunte così, in modo piuttosto lapidario: "Una relazione riduce gli effetti negativi dello stress sulla nostra salute. Ma una relazione insoddisfacente, invece, li amplifica". Se la maggior parte degli italiani confessava lo scorso anno di cercare nella scappatella un rifugio antistress, per la studiosa svedese sarebbe meglio invece concentrarsi su chi ci sta accanto quotidianamente, a patto che ci si stia bene. Fra i partecipanti allo studio svedese, infatti, chi si è dichiarato contento del proprio rapporto di coppia, ha detto anche di avere una salute migliore rispetto a chi, invece, non è soddisfatto di come vanno le cose con il proprio partner. Per le donne, le conseguenze di un rapporto infelice si fanno sentire soprattutto in termini di ansia e difficoltà a dormire. Ai maschi invece toccano depressione e reazioni psicosomatiche da stress. Forse perché, azzarda la ricercatrice, chi vive un rapporto problematico si impegna di più per cercare di migliorarlo, mentre chi lo dà perso in partenza, spende meno energie e si logora di meno. Di certo c'è che il corpo sottoposto a stress può arrivare ad ammalarsi, e questo vale sia per entrambi i sessi. Se non si ha la possibilità di prendersi una pausa o di riposare perché i ritmi di lavoro non lo permettono, il rischio è di accumulare tensioni e di arrivare al punto di rottura senza neppure accorgersene. Si cerca di compensare giorno dopo giorno, finché non è troppo tardi. E allora non ci si concentra più e sul lavoro il rendimento crolla. "Spesso non ci accorgiamo che qualcosa non va finché non arriviamo proprio a questo punto", spiega la dottoressa Andersson Arntén, finché non capiamo, cioè, di aver usato anche l'ultima goccia di energia utile. L'allarme, allora, si fa davvero serio, avverte la ricercatrice. Perché la crisi rischia di spostarsi anche fra le mura di casa, mettendo in pericolo l'unico rifugio fino a quel momento sicuro.
 
Cfr. per l'articolo http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/scienze/stress-coppia/stress-coppia/stress-coppia.html