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SCIENZE E TECNICHE DEL SERVIZIO SOCIALE
La Naturopata del Blog.
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Alessietta***La Sociologa del Blog*** Farmaci, la spesa arriva a 25 miliardiMILANO- Un'abitudine consolidata. Un po' come bere il caffè alla mattina. È questo il paragone che emerge nel rapporto Osmed (Oservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali) che ha presentato lo studio relativo al 2008. Ogni connazionale, infatti, consuma in media una dose e mezza di farmaco al giorno, con un trend che ha fatto registrare una crescita del 60% dal 2000. Complici il peso delle patologie croniche, legato all'invecchiamento della popolazione, ma anche le abitudini di tipo socio-culturali.
I FARMACI- Come ogni anno in cima alla classifica dei farmaci più utilizzati compaiono quelli contro le malattie cardiovascolari, seguiti da quelli gastrointestinali, del sistema nervoso centrale, gli antimicrobici e gli antineoplastici. La sostanza più prescritta nel 2008 è risultata il ramipril (43,9 Ddd/1000 abitanti die). A seguire l'acido acetilsalicilico usato come antiaggregante piastrinico (40,5 Ddd/1000 abitanti die) e l'atorvastatina (27,7 Ddd/1000 abitanti die).
LA SPESA- Nel complesso, la spesa farmaceutica totale, comprensiva della prescrizione territoriale e di quella offerta attraverso le strutture pubbliche (Asl, aziende ospedaliere, policlinici universitari ecc.) è stata di 24,4 miliardi di euro, di cui il 75% rimborsata dal Servizio sanitario nazionale. In media, per ogni cittadino italiano, lo Stato ha speso 410 euro. Mentra quella territoriale complessiva, pubblica e privata - rivela ancora il Rapporto Osmed - nel 2008 risulta stabile rispetto al 2007. Quella a carico del Ssn, invece, è diminuita dell'1% a causa dell'aumento del ticket (+20%) e di una diminuzione dei prezzi (-6,9%). Quest'ultima è dovuta a forme diverse di distribuzione quali quella diretta e per conto. La Calabria con 277 euro pro capite è la Regione con il valore più elevato di spesa pubblica per farmaci di classe A-Ssn, mentre la Provincia autonoma di Bolzano con 149 euro è quella con la spesa minore.
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_09/farmaci_caffe_b985bbd6-6c7d-11de-864b-00144f02aabc.shtml Australia, bottiglie di plastica al bandoSYDNEY- «Non siamo un gruppo di Verdi deliranti», assicurano. Ma la scelta della comunità di Bundanoon ha aperto una discussione in molte altre città. I residenti hanno deciso di bandire l'acqua delle bottiglie di plastica e di tornare all'utilizzo di contenitori riciclabili da riempire al rubinetto e alle fontanelle. «Un modo per impegnarci come comunità a favore dell'ambiente».
LA SCELTA- La proposta è stata adottata a grandissima maggioranza da un'assemblea di cittadini convocata dal Comune. E la scelta ha ricevuto il plauso di tutte le associazioni ambientaliste. Bundanoon, 2.500 abitanti, è una meta turistica a sudovest di Sydney. I negozianti locali hanno promosso il divieto, rinunciando ai proventi delle vendite, pur di combattere la pesante produzione di gas serra, associata con l'imbottigliamento e il trasporto attraverso il Paese. «L'industria delle bevande ha realizzato una grande campagna di marketing, vendendo qualcosa che si può avere gratis», ha detto Huw Kingston, titolare di un caffè.
L'EFFETTO A CATENA- La decisione di Bundanoon ha ispirato con effetto immediato il governo del Nuovo Galles del sud, di cui Sydney è capitale. Giovedì il premier Nathan Rees ha ordinato a tutti i dipartimenti e le agenzie statali di non acquistare più acqua in bottiglia, e di accontentarsi dell'acqua del rubinetto. Sarà un risparmio per i contribuenti e ridurrà l'impatto sull'ambiente, ha detto. A far scattare la campagna antibottiglie a Bundanoon è stata la proposta di una compagnia, respinta dai residenti, di costruire un impianto di estrazione di acqua da imbottigliare da una locale falda acquifera.
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/esteri/09_luglio_09/australia_divieto_acqua_10d9b308-6c6d-11de-864b-00144f02aabc.shtml Cinema e tv scoprono il webL'INDUSTRIA discografica ancora annaspa nel grande mare della musica digitale. E in molti si chiedono se con la crescente diffusione della banda larga, il cinema e la televisione faranno la stessa fine. Non è detto. Anzi, sia l'industria del film che quella del piccolo schermo, sembrano aver imparato la lezione e sono ben intenzionati a non commettere gli stessi errori dei loro colleghi discografici. E infatti, soprattutto nel campo della tv, le relazioni con Internet non sono malvage e alcune grandi aziende già cominciano a vedere un futuro roseo con modelli di business accettabili. A dimostrazione di questo c'è il caso di Joost, nato dalle fervide menti di Janus Friis e Nicklas Zennstrom, che già avevano contribuito all'affondamento del mercato discografico con Kazaa e alla rivoluzione di quello telefonico con Skype. Joost, contrariamente ai due prodotti precedenti, non è riuscito a scalfire il mercato di quei siti, come Hulu o Fox che, gestiti direttamente dalle aziende televisive, offrono i loro contenuti gratuitamente agli spettatori, puntando sui ricavi pubblicitari. Certo, in testa alle classifiche della tv via Internet c'è pur sempre YouTube, che resta ancora essenzialmente un sito di condivisione di spezzoni di televisione e di cinema movimentato dagli utenti stessi, ma anche il sito tv di Google ha già stretto moltissimi accordi con produttori televisivi e cinematografici per la distribuzione dei loro contenuti in cambio di introiti pubblicitari. Insomma, le aziende televisive si stanno muovendo molto giudiziosamente nello spazio web, seguendo la linea che aveva apertamente indicato Rupert Murdoch: "Meglio guadagnare poco dal web, che non guadagnare niente". Ovviamente non è andata così fin dall'inizio: "Fino a quattro, cinque anni fa le catene televisive ignoravano Internet", ricorda alla France Press il professor Paul Levinson, dell'università newyorkese Fordham, "poi, preoccupati dalla diffusione della pirateria, hanno cominciato a vedere la rete come un veicolo promozionale e come una possibile fonte di introiti pubblicitari. Quindi hanno deciso di essere presenti su Internet e di non lasciare ad altri il loro spazio". E così pian piano le tv si sono ricavate i loro spazi, hanno costruito i loro siti, in solitudine o in collaborazione come il caso di Hulu, nato dalla partnership tra Fox e Nbc ma che oggi raccoglie anche la programmazione di moltissime altre reti, dalla pubblica Pbs all'indipendente Sundance, oltre ai film di Sony, Universal, Mgm e molti altri. Il successo di questi siti, per incredibile che possa sembrare, minaccia lo stesso YouTube, che sta studiando nuovi formati pubblicitari per "monetizzare" i contenuti tv e video che nascono dai suoi accordi con Sony, Mgm, Cbs, Rai e molti altri. "Crescendo gli ascolti e la pubblicità il rischio per le reti è la cannibalizzazione", dice Andrew Frank della Gartner, "è ovvio che quando Hulu avrà abbastanza pubblicità da far concorrenza alla televisione ci sarà un problema per le aziende tv che dovranno far attenzione a non togliere risorse alla loro migliore fonte di ricavi". Rischio che, attualmente è assai ridotto perché le reti televisive sono contente sia di ottenere dei ricavi aggiuntivi dalla pubblicità che arriva attraverso Internet e soprattutto sia di utilizzare contenuti che nello spazio televisivo sono già stati sfruttati o non trovano spazio.
Cfr. per l'articolo http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/tecnologia/media-digitali/media-digitali/media-digitali.html Cervello: quello dei bimbi bilingue è più veloceROMA - La famiglia multietnica è un toccasana per l'intelligenza dei bambini, infatti quelli che crescono in un ambiente familiare bilingue, imparando a destreggiarsi tra la lingua di papà e quella di mamma, hanno un cervello più agile e scattante, dotato di maggiori capacità cognitive. Lo afferma uno studio di Jacques Mehler e Agnes Melinda Kovacs della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste pubblicato sulla rivista Science. "Crescere in una famiglia bilingue conferisce al bambino un vantaggio cognitivo", spiegano gli autori: accresce le funzioni esecutive, processi fondamentali per eseguire compiti non solo verbali, ma di gestione e pianificazione di attività, coordinazione delle azioni, per spostare l'attenzione da una cosa all'altra. I neuroscienziati della Sissa hanno osservato bambini di 12 mesi - sei bilingui, sei monolingui - impegnandoli in un compito che richiede il controllo delle funzioni esecutive e confrontato la loro performance. I bambini, sottoposti a stimoli sonori sotto forma di parole differenti, dovevano capire in quale lato dello schermo di un pc sarebbe comparsa la figura di un pupazzo: a certe parole il pupazzo appariva a destra, ad altre a sinistra. I bilingue capiscono subito il trucco delle parole e rispondono bene e rapidamente, i monolingue fanno più fatica invece ad associare la differenza delle parole al alto in cui sbucherà il pupazzo. "Ancora prima di iniziare a parlare, un bambino esposto a due idiomi sa distinguere le lingue materna e paterna e riesce ad apprendere regole linguistiche più velocemente di un bambino monolingue - spiega Mehler - Il cervello di un bambino bilingue, é quindi più duttile perché allenato a distinguere gli stimoli verbali della lingua paterna da quelli della lingua materna, senza che le due lingue interferiscano tra loro". "Ciò non significa che un bimbo bilingue è più intelligente - precisa - ma di certo è in grado di acquisire più velocemente e distinguere diverse strutture linguistiche rispetto a un coetaneo monolingue". Così lo sviluppo cognitivo trae vantaggio dal bilinguismo.
Cfr. per l'articolo http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_1616752106.html Donne, quasi un anno dell'intera vita per decidere come vestirsiMILANO – Sedici minuti, tutte le mattine prima di andare a lavorare, vengono dedicati dalle donne a pensare cosa indosseranno quel giorno, provandosi mediamente almeno un paio di combinazioni possibili, rimuginando sugli accostamenti e fissando lo specchio con aria perplessa. Il tempo medio dedicato alla vestizione diminuisce leggermente il sabato e la domenica mattina, scendendo a quattordici minuti, per poi toccare il picco dei venti minuti nel caso di un’uscita serale nel week end. In vacanza i minuti trascorsi a scegliere la mise si aggirano sui dieci, ma in compenso ogni volta che un’esponente del gentil sesso va in ferie passa ben cinquantadue minuti a scegliere gli abiti da mettere in valigia. Infine il pensiero dell’abbigliamento da sfoggiare in occasione delle feste natalizie o dei party occupa comprensibilmente ben trentasei minuti nella mente delle signore.
IL SONDAGGIO – I dati provengono dal sondaggio effettuato dal brand d’abbigliamento Matalan su un campione di 2.491 donne tra i sedici e i sessanta anni e non fanno che confermare il fatto che, nonostante spesso si parli di mascolinizzazione delle femmine, in realtà l’universo rosa è sempre sufficientemente e deliziosamente frivolo e vanitoso. Una portavoce di Matalan commenta: «E’ una questione importante per le donne: uscire di casa con un vestito in cui ci si sente a proprio agio è fondamentale e influisce su come ci percepiamo durante tutta la giornata e sull’immagine che abbiamo di noi stesse». Insomma, può anche darsi che l’abito non faccia il monaco, ma rimane una questione molto seria per le signore se nell’intera esistenza più di nove mesi (come una gravidanza) vengono consacrati a questa causa. E per il sesso forte? Sarebbe curioso scoprire quanti sono i minuti giornalieri che i maschi riservano alle decisioni sull’abbigliamento. Potrebbero esserci delle sorprese.
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_luglio_09/dipasqua_donne_ricerca_tempo_vestirsi_bbb4f572-6c7b-11de-864b-00144f02aabc.shtml Vincere la depressione si può: con una pillola… di zuccheroLe depressione affligge un numero sempre maggiore di persone. Lo confermano i 25 milioni di dottori che, ogni anno, prescrivono farmaci antidepressivi. Secondo un rapporto del 1999 dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si ammalano di depressione ben 100 milioni di persone ogni anno. A soffrirne sono gli adolescenti dai 12 anni in su, ma altissimo è il numero d'incidenza della malattia nelle persone di età compresa tra i 40 e i 59 anni. Una recente ricerca* ha voluto testare l’attività antidepressiva dell’Iperico a confronto con un farmaco chiamato Zoloft. Dai dati raccolti è emerso che l’iperico è riuscito a curare il 24% delle persone affette da depressione. Mentre il farmaco di sintesi il 25%. Se vi siete meravigliati dei risultati è solo perché non vi abbiamo ancora informati sul resto: il 30% delle persone trattate con placebo sono guarite. Sì, avete capito bene, il placebo pare aver funzionato meglio dell’Iperico e dello Zoloft. Persino da studi condotti tra la fine degli anni '70 e il 1996 (ben 96 studi) è emerso che non vi era alcuna differenza tra le persone curate con i classici antidepressivi di sintesi e quelli curati con un placebo. Sembra che l’effetto placebo sia visibile non soltanto a livello mentale, ma persino fisico. Nei pazienti trattati con placebo, infatti, si erano regolarizzati anche i livelli di serotonina. A conferma, però, che nella depressione è fondamentale la condizione psicologica, i pazienti che hanno saputo di essere guariti utilizzando un placebo, poco dopo hanno avuto un peggioramento della loro condizione.
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=969&ID_sezione=566&sezione=Ricerca Scoperto l'elisir che allunga la vitaMILANO – Dieci anni in più, con gioie e dolori che una vita può riservare, non sono certo pochi: è la promessa del Rapamacycin, farmaco già noto ai medici e utilizzato normalmente per azzerare i sistemi immunitari ai trapiantati, impedendo il rigetto. Non è un elisir di eterna giovinezza, ma se funzionasse veramente, come prevede un team di scienziati diretti dal dottor David Harrison del Jackson Laboratory nel Maine, la longevità umana sfiorerebbe traguardi ragguardevoli e potrebbero essere evitate o ridotte molte patologie legate all’età. Per il momento si sa con certezza che sui topi maschi prolunga l’aspettativa di vita del 28 per cento mentre sulle femmine addirittura del 38 per cento.
IL RAPAMYCIN – Estratto da una sostanza proveniente dall’Isola di Pasqua, è conosciuto anche come Sirolimus e da tempo viene utilizzato soprattutto nei trapianti di reni. Secondo le stime ci vorrà almeno una decade per collaudare la sostanza e poterla utilizzare tranquillamente come pillola anti-età. Il tempo richiesto per convertire la pillola a questo uso è giustificato anche dal fatto che abbassa le difese immunitarie e, somministrato senza particolari cautele, è potenzialmente molto pericoloso. I risultati della scoperta, pubblicata su Nature, hanno sollecitato l’intervento di due dei più noti esperti al mondo dei processi di invecchiamento, Matt Kaeberlein e Brian K Kennedy, dell’Università di Washington a Seattle, i quali si interrogano se l’intuizione possa essere considerata come un primo passo verso la realizzazione di uno degli obiettivi più ambiziosi e più inseguiti dalla scienza: la pillola dell’eterna giovinezza. Uno dei segnali considerati più promettenti riguardo agli effetti anti-età del Rapamycin è rappresentato dal fatto che ha dimostrato la sua efficacia anche su animali già molto vecchi.
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_luglio_09/dipasqua_farmaco_allunga_vita_8a129e3c-6c7d-11de-864b-00144f02aabc.shtml 7/9/2009 I Grandi del G8 e le misure anti-crisiL'AQUILA - I segnali positivi ci sono. Ma la situazione economica mondiale rimane «incerta» con «rischi significativi per la stabilità». Per questo i Paesi si impegnano a fare «tutti i passi necessari per sostenere la domanda e ripristinare la crescita», mantenendo «liberi e aperti i mercati» e respingendo «il protezionismo di ogni genere» . È questo il messaggio principale contenuto nella dichiarazione economica approvata durante la prima giornata del G8 dell'Aquila. Nuove regole globali, lotta ai paradisi fiscali e attenzione al lavoro e al sociale sono le altre priorità toccate dal documento.
VIA PER LA RIPRESA - I Grandi sottolineano «i progressi raggiunti finora nel ripristinare la fiducia, stabilizzare il settore finanziario e fornire lo stimolo per sostenere la crescita e per creare posti di lavoro», ma «la situazione rimane incerta e rimangono rischi significativi per la stabilità economica e finanziaria». Le misure dei governi a sostegno dell'economia, che gli stessi si impegnano a continuare a fornire, «hanno avuto un impatto sulle finanze pubbliche». Per questo i Grandi si impegnano «ad assicurare la sostenibilità fiscale a medio termine». I capi di Stato e di governo affermano il loro impegno a raggiungere una chiusura positiva della riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio in maniera «rapida, ambiziosa, equilibrata e ampia». LOTTA A PARADISI FISCO - La lotta all'evasione fiscale assume dimensioni internazionali: «Non possiamo continuare a tollerare - dicono i Grandi - grossi ammontari di capitali nascosti per evadere il fisco». Ruolo fondamentale è affidato all'Ocse, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che ha già stilato le black list sui paradisi, alla quale si chiede di affrontare «rapidamente queste sfide e proporre ulteriori passi» in vista del prossimo G20 finanziario. I Grandi rinnovano il loro impegno all'applicazione di norme e principi comuni di «correttezza, integrità e trasparenza» coinvolgendo il G20 nella strategia definita dal "Lecce Framework", il quadro di regole promosso dalla presidenza italiana e dal ministro Tremonti nel recente vertice. Il G8 si impegna a anche a mantenere gli impegni presi nei vertici di Washington e Londra per riformare la regolamentazione finanziaria e stabilire norme più stringenti fra cui il controllo sugli hedge funds e i tetti agli stipendi dei manager. Il sostegno all'economia, sostengono inoltre i Grandi, passa per una maggiore attenzione al lavoro e alla situazione della gente che vive sulla pelle gli effetti della crisi. «Siamo impegnati a trattare la dimensione sociale della crisi, ponendo le persone al primo posto».
BERLUSCONI: «IL PEGGIO È PASSATO» - In serata, è il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a stilare un bilancio sull'accordo e sulla prima giornata del G8: «Tutti quanti abbiamo convenuto che ci sono segnali di miglioramento - ha dichiarato. - Ormai la parte più dura della crisi è alle spalle, ora bisognerà uscire dalla crisi con un codice di valore per far sì che non si ripeta più». Il premier ha ribadito che «ci sono segnali di miglioramento» e al vertice «tutti abbiamo convenuto su questo. Abbiamo deciso - ha aggiunto - che è importante mantenere il sostegno al sistema bancario e a chi ha perso il posto di lavoro».
INTESA SUL CLIMA - Capitolo clima: i Paesi del G8, si legge nella dichiarazione che è stata approvata al termine della sessione sulla lotta ai cambiamenti climatici e sullo sviluppo, si impegnano a limitare «l'aumento globale della temperatura media a due gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali». Ma non solo. Gli Otto grandi sottolineano anche la «volontà di condividere con tutti i Paesi l'obiettivo di raggiungere una riduzione di almeno il 50% delle emissioni globali entro il 2050, riconoscendo che questo implica che le emissioni globali raggiungano il picco quanto prima, per avviare subito dopo una rapida riduzione» e riaffermano il sostegno «all'obiettivo dei Paesi sviluppati di ridurre insieme le emissioni di gas serra dell'80% o oltre entro il 2050, prendendo il 1990 o anni più recenti» come punto di riferimento per il calcolo delle riduzioni». «Abbiamo raggiunto sul clima una posizione comune che discuteremo con i Paesi emergenti - ha dichiarato Berlusconi. - Europa e Stati Uniti sono fermamente per la riduzione dell'emissione di anidride carbonica. La data di ingresso in vigore dell'accordo è ancora in discussione: 2020 o 2050. Su questo si deve trattare». Bisogna insomma «verificare» se sia possibile un'intesa con India e Cina (pronte a dare battaglia sulla riduzione dei gas serra).
SVILUPPO E AFRICA - Via libera dai leader del G8 anche alla dichiarazione su «Sviluppo e Africa: per una globalizzazione sostenibile e inclusiva». Gli Otto si impegnano a mitigare l'impatto della crisi economica mondiale sui Paesi poveri e a «rinnovare tutti gli impegni, in particolare verso l'Africa» e gli sforzi per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo Onu del Millennio entro il 2015. Secondo i Grandi, è necessario porre «l'agricoltura e la sicurezza alimentare al centro dell'agenda internazionale». I progressi «nello sradicamento della povertà - si legge - possono essere raggiunti solo se la crescita economica e il cambiamento climatico, attraverso un ambizioso accordo a Copenaghen», sono perseguiti in maniera congiunta.
RITARDI NEGLI AIUTI - A proposito degli aiuti all'Africa, Berlusconi ha affermato che l'Italia si impegna di fronte al G8 a rispettare gli obiettivi che aveva assunto nell'ambito del global fund (nei giorni scorsi le organizzazioni a sostegno del continente africano hanno rinfacciato all'Italia di essere lontana dall'investimento programmato pari allo 0,5% del Pil per il programma promosso al G8 di Genova del 2001, anch'esso a presidenza italiana). Sull'Africa «sono stati segnalati alcuni ritardi fra i quali quelli del mio Paese che, è stato fatto notare, non ha versato quanto dovuto. Manterremo l'impegno entro fine anno come è negli accordi del global fund», ha assicurato Berlusconi. IRAN - I leader del G8 hanno poi raggiunto un accordo per un testo comune sulla delicata questione dell’Iran. A quanto si apprende da fonti della presidenza, non è stato però ancora stabilito se il dossier iraniano sarà incluso nella dichiarazione finale degli Otto sulla politica estera o se sarà l'oggetto di uno "statement" isolato. Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/politica/09_luglio_08/bozza_economia_accordo_9090e100-6bac-11de-af15-00144f02aabc.shtml Danimarca: Samso è l'isola a emissioni zeroKOLBY KAS (DANIMARCA) - Le dieci turbine a vento, piloni d'acciaio conficcati nel Mare del Nord ed emergenti per 77 metri, hanno cambiato il destino di un'isola. Al porto di Kolby Kas, centro geografico della Danimarca e dell'Europa, assicurano che quei piloni bianchi e sottili che portano energia buona alle loro case potranno cambiare il destino del mondo. Gli ambientalisti puri e Vittorio Sgarbi, da noi, li considerano l'ultimo insulto estetico, ma in questa isola della Danimarca grande tre volte Ischia - Samso, 4.500 abitanti - negli ultimi 12 anni le turbine hanno risollevato un'economia depressa dalla chiusura delle grandi fattorie, interrotto l'emigrazione dei giovani, richiamato ingegneri giapponesi e assessori olandesi. Quelle 10 turbine "off shore", moderna diga al carburante fossile, hanno fatto sì che l'isola di Samso sia diventata il primo e per ora unico insediamento umano ad aver abbattuto totalmente le emissioni di anidride carbonica. Il sogno ambientalista, l'ultima frontiera di un mondo che ha scoperto di dover essere sostenibile. Il ferry, dopo un viaggio di due ore da Kalundborg, scarica sul porto auto a benzina e camion diesel. Davanti agli attracchi si allargano tre silos della Q8. Il petrolio, qui, non è vietato, solo lo si sta superando. Lasciati scorrere i pochi produttori di Co2, inizia la processione di chi si avvia a piedi, in bicicletta, su un carro trainato da cavalli verso i bed and breakfast dei 22 villaggi. Dodici anni di rivoluzione ecologista hanno creato una fama e, oggi, chi viene qui in vacanza lo fa con passo lieve, il binocolo a tracolla, le mazze da golf nella sacca. I "samsingers", si chiamano così gli abitanti, coloro che cantano Samso, spiegano come le turbine siano state piantate anche in terraferma. Sono 11 e sono proprietà di residenti che ne possiedono le chiavi. In una turbina eolica si può entrare, salirne le scale, arrivare alla stanza dei rotori. Dove, premendo un pulsante, si libera la pala alla forza del vento e premendone un secondo si apre il tetto. Da lassù Samso si mostra con i suoi colori accesi e un equilibrio ideale fra canneti e campi da minigolf, fragoleti e bancomat. Ventun turbine, 570 mila euro l'una il costo di quelle a terra, 2,2 milioni le "off shore". Un investimento da 28 milioni di euro che è stato aiutato dal governo danese con abbattimenti fiscali e affrontato dal Comune e dai samsingers. Chi non aveva il capitale, in media 15 mila euro, o non credeva nel progetto, 1 su 4, oggi continua ad alimentare casa con la nafta. E nessuno lo discrimina. Gli altri proteggono le loro turbine e riprogettano le abitazioni. Hanno addobbato i tetti con il muschio per mantenere il calore, ci hanno inserito pannelli solari grandi come lucernai per l'acqua del boiler. A Samso, dove il sole si vede da maggio a fine agosto, per riscaldarsi usano paglia e trucioli di legno, le biomasse. Fieri della loro quotidianità ecologica, diversi farmers hanno acquistato in continente motori che possono essere alimentati dall'olio di canola, un fiore giallo ocra buono per condire l'insalata e far muovere trattori. Alla fine dei '90 qui importavano energia prodotta con il carbone. Nel 2001 avevano dimezzato le emissioni inquinanti, nel 2003 raggiunto l'autosufficienza energetica (pulita) e dal 2005 Samso restituisce alla Danimarca elettricità prodotta dal vento e dal sole. Quindi, i samsingers fanno profitti. "Quest'anno ho staccato un dividendo da 400 euro esentasse", racconta Jesper Kjems, giornalista di Aahrus che si è riciclato alla causa ecologista di Samso. "Siamo pronti per una nuova missione: far diventare l'isola un paradiso sostenibile". Vogliono importare auto elettriche, sfruttare le onde del mare, far crescere il riuso, vivere di raccolti e turismo leggero. Sperimentare l'idrogeno. "Nel 1997 abbiamo vinto una gara e il governo ci ha chiesto di diventare un laboratorio di sostenibilità. Abbiamo dimostrato che in 10 anni si possono cambiare abitudini energetiche e stile di vita". Ecco, la Cina inaugura quattro nuovi impianti a carbone al mese. Nell'Isola di Samso l'elettricista Brian Kjaer ha sistemato in giardino una turbina più alta di casa e risparmia 2 mila euro l'anno. Erik Koch Andersen, tra i più radicali, in garage ha un trattore, un'auto e persino una pressa alimentati dall'olio dei fiori. A Samso sono certi: cambieranno il mondo.
Cfr. per l'articolo http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/ambiente/samso-emissioni-zero/samso-emissioni-zero/samso-emissioni-zero.html Per l'addio a Jacko 1 miliardo davanti alla TVTriste ma intenso sotto una luce azzurra un po' irreale, a metà strada tra una commemorazione funebre e un concerto rock, con l'emozione di una cerimonia degli Oscar, ma carica di malinconia. Per quasi due ore, gli amici di Michael Jackson, il re del pop scomparso improvvisamente all'età di 50 anni il 25 giugno, hanno reso omaggio davanti a migliaia di fan allo Staples Center di Los Angeles, in una cerimonia-concerto seguita da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Probabilmente un record assoluto per un evento televisivo di questo tipo. Jacko era presente, e non soltanto attraverso le sue canzoni più famose. Interpretate nell'ordine da Mariah Carey (I'll be There dei Jackson Five), Jennifer Hudson (Will you be there), John Mayer (Human Nature), Usher (Gone too soon), Shaheen Jafargholi, il giovane prodigio dodicenne inglese che avrebbe dovuto partecipare agli show londinesi (Whòs Loving You dei Jackson Five). E poi, 'We are the World', la canzone per l'Africa di Jacko e Lionel Richie, interpretata da tutti gli artisti presenti, alla fine dello show, seguita da un altro grande successi come 'Heal the Word'. La salma dell'artista, in una bara dorata, ricoperta di gladioli rossi, si trovava alla base del palcoscenico, tra numerose corone di fiori. Michael Jackson è entrato nello Staples Center intorno alle 10:30 (le 19:30 italiano), accompagnato dalle note di un famoso gospel, un Alleluia intitolato 'We are going to see the King'. Una ventina di minuti prima, Smokey Robinson aveva letto due messaggi. Il primo della cantante ed amica di Jacko Diana Ross, che non è potuta venire. Il secondo dell'ex presidente del Sudafrica, Nelson Mandela. In prima fila c'era la famiglia di Michael, praticamente al completo, tra cui i tre figli del cantante, quasi impassibili, e la madre Katherine, che hanno fine hanno cantato anche loro. Gli uomini erano vestiti alla Jacko, con un guanto argentato sulla mano sinistra (solo il padre Joe aveva il guanto a destra), una cravatta gialla, una rosa rossa sul bavero. Uno dei momento più intensi è stato quando ha preso la parola l'attrice Brooke Shields, che lo ha ricordato tra le lacrime. L'emozione è stata molto forte anche quando uno dei fratelli di Michael, Jermaine Jackson, è salito sul palco, per interpretare la canzone preferita del fratello scomparso: 'Smile', il tema de 'I Tempi Moderni' di Charlie Chaplin, una composizione dello stesso Charlot, una delle 'cover' più interpretate della musica contemporanea. Il momento più triste è stato il finale, quanto tutta la famiglia Jackson al completo, è salita sul palco, per l'ultimo saluto. Ha preso brevemente la parola anche la piccola Paris Katherine, 11 anni, la figlia di Jacko, che tra le lacrime e i singhiozzi, lo ha definito "il migliore dei padri". Numerose le star presenti, e non tutte del mondo della musica. Jacko è stato ricordato dai cestisti Kobe Bryant e Magic Johnson, dalle attrici Brooke Shields e Queen Latifah, dal reverendo Al Sharpton, dai figli di Martin Luther King, Martin Luther III e Bernice. Prima di giungere allo Staples Center, in un corteo di numerose limousine nere, la bara di Jackson si trovava al cimitero di Forest Lawn, dove si è svolta una breve cerimonia funebre, riservata esclusivamente ai familiari.
Cfr. per l'articolo http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_1616597171.html Giappone: hamburger da guinness, 136 KgTOKYO - Un colosso da 136,2 kg di peso per un diametro di 92 centimetri: è l'hamburger più grande del mondo, senza ketchup ma con una nipponica salsa al nero di seppia, preparato in una località turistica nel sud del Giappone e destinato ad aggiornare il prossimo Guinness dei Primati. Offerta dal resort marittimo 'Phoenix Seagaia', nella prefettura meridionale di Miyazaki, la mega polpetta dei record é composta da 70 kg di carne bovina, 30 kg di maiale, 10 litri di latte, 100 pomodori e 32 kg di farina, il tutto condito da un chilo di nero di seppia. Per cucinare il Great Dangan Burger ci sono voluti 16 chef, che nel corso del fine settimana hanno completato l'opera culinaria sfamando sul posto oltre 650 persone. Il primato mondiale è assicurato, avendo il super hamburger sbriciolato il record precedente di 84,14 kg, detenuto da una panineria statunitense. Per ricevere gli onori ufficiali del Guinness britannico, tuttavia, la pietanza dovrà essere tenuta nel listino del ristorante per almeno un anno, e ricevere come minimo una ordinazione pagata: quest'ultima, a detta degli ideatori, è già cosa fatta, grazie a una prenotazione pervenuta da una scuola locale che ha promesso di staccare un assegno da 150.000 yen (1.144 euro al cambio attuale) per un esemplare di polpetta gigante.
Cfr. per l'articolo http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_1616595223.html 7/8/2009 L'insonnia? Si cura sul webGrazie a un rivoluzionario software sarà probabilmente possibile curare l'insonnia utilizzando Internet; proprio il mezzo, a quanto pare, preferito da chi soffre di questo disturbo. Già testato su un gruppo di volontari formato da 44 persone affette da insonnia moderata e divisi in maniera casuale in due gruppi di 22 persone, questo metodo, basato su di un software, pare avere avuto effetti degni di nota. I 22 appartenenti a uno di questi due gruppi sottoposti alla sperimentazione del software hanno mostrato un miglioramento nella durata temporale del sonno e un minore numero di risvegli notturni e il miglioramento si è mantenuto anche dopo sei mesi dopo il "trattamento". Il gruppo di controllo formato dagli altri 22 ha continuato a mostrare gli stessi sintomi. L'insonnia, che colpisce una importante fetta della popolazione, è di norma trattata con farmaci e terapie psicologiche, ma con questo nuovo metodo si potrà affrontare il problema senza ricorrere alla terapia farmacologica: questo, almeno, è quanto affermano i ricercatori dell'Università della Virginia che hanno ideato lo Sleep Healthy Using the Internet (SHUTI), il software per la cura dei disturbi del sonno. Ovviamente non potendo sostituire il medico, il software non prescrive medicine, ma utilizza un approccio psicologico basato su giochi, quiz, storie creati apposta per coinvolgere l'utente e agire sulle emozioni e i pensieri che possono essere alla base dei problemi di sonno. Lo studio è stato pubblicato su "Archives of General Psychiatry".
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=960&ID_sezione=34&sezione=News I livelli di nitrati nei cibi conservati, alla base di malattie degenerativeI ricercatori americani mettono in guardia dai prodotti trasformati e conservati contenenti nitrati, e dall'uso dei fertilizzanti che provocherebbero diverse patologie tra cui l'Alzheimer, il diabete e il Parkinson. Il preoccupante aumento dei livelli di nitrati negli alimenti e nell'ambiente sarebbe collegato a un aumento dei decessi per diversi tipi di malattie, in particolare quelle legate all'età. Il team di ricercatori, coordinati dalla dr.ssa Suzanne de la Monte del Rhode Island Hospital (RIH) e della Brown University (Usa), ha scoperto forti legami tra l'aumento di nitrati, nitriti e nitrosammine nell'ambiente e la mortalità per le malattie degenerative. Tutti questi elementi tossici verrebbero assorbiti dall'organismo per mezzo degli alimenti trasformati e conservati, ma anche per mezzo dell'uso di fertilizzanti chimici che vanno ad inquinare le acque e l'ambiente. La dr.ssa Monte ha commentato questi dati dicendo che la nostra è una generazione "nitrosamminica", cioè siamo passati a una pericolosa dieta ricca di ammine e nitrati, i quali portano a un aumento di nitrosammina. Questi componenti chimici sono stati riconosciuti dannosi per la salute di uomini e animali e più del 90% di essi è risultato essere cancerogeno. La presenza di questi è stata rilevata in molti prodotti alimentari come insaccati, formaggi, birra, acqua ecc. ma l'esposizione ai nitrati avviene anche per mezzo di antiparassitari, così come attraverso la produzione di cosmetici. L'elevata esposizione alla nitrosammina provoca dei danni genetici e al Dna stesso. Lo studio è stato pubblicato sul "Journal of Alzheimer's Disease".
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=954&ID_sezione=33&sezione=Salute Vedere attraverso l'uditoMADRID - Ognuno di noi può diventare un «uomo pipistrello». Scienziati spagnoli hanno scoperto che anche l’uomo è capace di «vedere» attraverso l’udito, cioè usare l’ecolocalizzazione, il sonar biologico che pipistrelli, delfini e balene usano per orientarsi nel loro ambiente. Chiunque può imparare, con qualche schiocco di lingua e un mese di allenamento, ad ascoltare l’eco dei suoni e a muoversi al buio. «Alcuni uomini nati ciechi ne sono capaci» spiega Juan Antonio MartÃnez dell’Università di Alcalá, Madrid, a capo dello studio pubblicato sulla rivista Acta Acustica. «Riescono a vivere normalmente e a svolgere attività come andare in bicicletta e giocare a palla». Uno di loro, di nome Daniel Kish, si è allenato ad ascoltare l’eco dei suoi schiocchi di lingua sin da quando era bambino. «Abbiamo preso ispirazione da questi casi e provato ad addestrare degli studenti» spiega MartÃnez. «All’inizio è stato difficile convincere qualcuno a partecipare all’esperimento. La maggior parte dei nostri colleghi pensava che fosse un’idea assurda». I risultati, invece, sono stati inaspettati. Dopo solo pochi giorni di allenamento, gli studenti avevano acquisito capacità di ecolocalizzazione, e riuscivano a rivelare oggetti vicini anche al buio. «Abbiamo chiesto di produrre diversi tipi di suoni, e studiato le forme d’onda dei suoni stessi. Lo schiocco della lingua contro il palato è quello che dà un’eco più dettagliata dell’ambiente circostante». Secondo gli studiosi, allenarsi un paio d’ore al giorno per un mese è sufficiente per acquisire buone capacità di ecolocalizzazione. «Siamo animali tipicamente basati sulla vista, e dimenticare le nostre tendenze non è semplice. Non possiamo produrre suoni con la frequenza di pipistrelli o delfini: tuttavia questa capacità potrebbe risultare utilissima per la sopravvivenza e nelle situazioni di scarsa visibilità» concludono i ricercatori.
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1336&ID_sezione=243&sezione= Gb, creato sperma umano da staminaliLONDRA - Un gruppo di ricercatori dell'università di Newcastle, Gran Bretagna, hanno annunciato di essere riusciti a creare, per la prima volta, spermatozoi umani in laboratorio a partire da cellule staminali di embrioni donati da coppie che si sono sottoposte a fecondazione assistita. Si tratta di un evento che potrebbe rivoluzionare tutto il campo delle cure della sterilità.
CURE DELLA STERILITÀ - Gli studiosi, scrive il Telegraph, nel presentare i risultati del loro lavoro spiegano che nell’arco di una decina di anni questa tecnica potrà essere utilizzata normalmente per le cure dei casi di sterilità e non escludono un ulteriore passo avanti. Secondo gli scienziati non è impossibile infatti che si possa produrre sperma anche usando cellule staminali femminili. Questo, in sostanza, consentirebbe a una donna di avere un figlio senza alcun contributo maschile. Il Professor Nayernia, che ha curato l’esperimento, ha precisato che gli spermatozoi realizzati in laboratorio non sono "perfetti" (per dimensione e movimento) ma hanno tutte le qualità essenziali per il processo riproduttivo.
LA TECNICA - Secondo quanto riferito sulla rivista Stem Cells and Development, gli spermatozoi sono stati ottenuti prendendo le cellule staminali degli embrioni umani e coltivandole in provetta con speciali fattori di crescita fino a trasformarle in cellule germinali, ovvero le cellule riproduttive contenute nei testicoli e nelle ovaie. L'ultimo passo è stato far maturare queste cellule fino a formare gli spermatozoi con il processo naturale detto "meiosi". Gli esperti hanno sottolineato che non hanno intenzione di usare questi spermatozoi, battezzati 'In Vitro Derived Sperm' (sperma derivato in vitro, IVD) per la fecondazione assistita, ma solo per studi sulla fertilità maschile.
«UN BALZO IN AVANTI» - Il team britannico, per dare peso allo studio pubblicato sulla rivista Stem Cells and Development, ha anche prodotto un video che dimostrerebbe la mobilità degli spermatozoi. «Questo è un balzo in avanti importante - ha detto Karim Nayernia della Newcastle University and the NorthEast England Stem Cell Institute - e permetterà ai ricercatori di studiare con precisione come nascono e si evolvono gli spermatozoi». «Una maggior conoscenza del seme maschile ci permetterà di capire meglio le cause dell'infertilità in modo da inventare nuove maniere per aiutare le coppie ad avere dei figli», ha concluso Nayernia.
VIETATO IL RICORSO A SPERMA E OVULI ARTIFICIALI - Secondo la legge attuale, in Gran Bretagna (la questione è regolata dallo Human Fertilisation and Embryology Act del 2008) il ricorso a sperma e ovuli artificiali per la cura delle infertilità è al momento proibito.
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_08/gb_sperma_umano_da_cellule_staminali_cd2c8d1c-6b98-11de-af15-00144f02aabc.shtml 7/7/2009 Michael Jackson, folla di fan e vip per l'addioLOS ANGELES – Il traffico della «freeway» più trafficata d’America, l’autostrada 101 arteria principale della città, chiuso per chilometri alle otto del mattino dalla polizia. Per permettere al lungo corteo di Bentley nere, Land Rover Nere, Escalade sempre nere della famiglia Jackson e degli amici più stretti del cantante (c’era anche uno scuola bus nero per i bambini) di viaggiare a tutta velocità dalla casa del clan a Encino, nella San Fernando Valley, al cimitero di Forest Lawn a Hollywood dove è avvenuta la cerimonia funebre privata. Prima del concerto-memorial del palazzetto dello Sport a downtown, lo Staples Center. Il capo della polizia William Bratton, ex artefice della «tolleranza zero» di Giuliani a New York, ha spiegato che «questo è l’evento più grande affrontato dalla polizia di Los Angeles dai tempi delle Olimpiadi del 1984». Costo per i contribuenti (anche per quelli che non amano Jackson): 4 milioni di dollari.
Che la città, sull’orlo della bancarotta (quasi mezzo miliardo di euro di debiti) non ha. C’è un fondo di emergenza ma il municipio (il sindaco è in vacanza e non si è disturbato a tornare, il vicesindaco in viaggio di lavoro, comanda dunque un assessore, la signora Jan Perry, che appare molto a disagio nella situazione) ha optato per una mossa inedita: c’è un sito Internet dove i fans di Jackson possono donare (è detraibile dalle tasse) soldi per coprire i costi della sicurezza. Totale del contributo fatto da famiglia Jackson e dal promoter AEG che ha venduto alle tv a caro prezzo i «pass» per i furgoni necessari al loro lavoro: zero dollari. Si spera dunque nella generosità dei fans che – piaccia o meno Michael Jackson – vanno elogiati per il comportamento corretto e disciplinato (al contrario dei fans dei Lakers che, vinto il campionato, crearono non pochi problemi e fecero danni) di questi giorni e soprattutto di oggi: il popolo di Michael, multirazziale e transnazionale, elogiato dalle autorità. A sorpresa, al contrario di quello che era stato annunciato finora, la bara con il corpo del re del Pop è stata trasportata (non in elicottero) al palazzetto dove si svolgerà alle dieci ora di Los Angeles (le sette di sera in Italia) il “Memorial” di vago sapore circense voluto dalla famiglia e dal promoter AEG in onore di Jackson.
Un’ora e mezza di show per circa ventimila tra ospiti e giornalisti che verrà trasmessa in diretta in mondovisione (nel nostro Paese in onda su Italia 1, diretta Internet su www.corriere.it) e si preannuncia come uno degli eventi televisivi più seguiti della storia. La lista degli ospiti famosi, confermata da poche ore, è lunga: musicisti come Mariah Carey, Usher, Stevie Wonder, Berry Gordy, Jennifer Hudson, John Mayer (unico bianco), Lionel Richie, Smokey Robinson. Personaggi dello sport come i giocatori di basket Kobe Bryant e Magic Johnson, il presente e il passato dei Los Angeles Lakers che giocano proprio allo Staples Center. Poi attivisti delle lotte per i diritti civili dei neri come Jesse Jackson, il reverendo Al Sharpton, Martin III e Bernice King (figli di Martin Luther). Un nome che sorprende è quello di Shaheen Jafargholi (finalista di quel reality canterino, Britain's Got Talent, che ha reso famosa su scala globale la signorina Susan Boyle). Ci sarà anche Brooke Shields, amica storica di Jackson. Ha detto no, invece, Liz Taylor, con polemica: ha annunciato che preferisce restare a casa: «Il mio dolore non è un fatto pubblico, non andrò allo Staples Center. Voglio troppo bene a Michael». Non sorprende che un’amica sincera e disinteressata come la signora Taylor abbia scelto di evitare l’evento tv che più a commemorare Jackson servirà a rilanciarne le iniziative commerciali post mortem (dvd, inediti, gadget). Ma è curioso notare come «Dame Elizabeth», Dama dell’Impero Britannico per meriti artistici, classe 1932 e salute malferma, abbia affidato le sue dichiarazioni a Twitter.
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/spettacoli/09_luglio_07/michael_jackson_funerali_37ebf5a8-6ac6-11de-a24c-00144f02aabc.shtml Online la più antica Bibbia del mondoMILANO – Oltre 800 pagine del Codice Sinaitico (Codex Sinaiticus), la più antica copia della Bibbia scritto in greco antico e oggi ancora esistente (insieme con il Codex Vaticano), sono disponibili da consultare online su codexsinaiticus.org: il merito è dello sforzo congiunto di un gruppo di lavoro inglese, russo, tedesco ed egiziano. Le 800 pagine della Sacra Scrittura sono in alta risoluzione ed è possibile navigarle per libri (antico o nuovo testamento, e così via), capitoli e versi. Ogni verso poi ha uno zoom che permette di vederlo nei minimi dettagli, in alcuni casi anche variando la luminosità della pagina per meglio coglierne i particolari. Anche se in queste prime ore, proprio per via del boom di collegamenti, il sito ha qualche difficoltà di accesso.
IL PROGETTO – Da molti anni la British Library londinese lavora alla digitalizzazione di importanti opere manoscritte e dal 2005 è impegnata a riversare su Pc le pagine del Codice, insieme con il Monastero di Santa Caterina nel Sinai, Egitto, la Biblioteca nazionale russa e la Biblioteca universitaria di Leipzig, in Germania. Grazie ai loro sforzi congiunti (le 4 biblioteche possiedono ognuna una parte del manoscritto, e la parte più grande è in Gran Bretagna) lo scorso anno furono digitalizzate e rese disponibili online le prime 100 pagine del Codice. Ma da oggi tutte le 800 pagine – sulle circa 1.400 che componevano il libro originale – ancora esistenti sono in Rete. Per festeggiare l’evento, lunedì e martedì a Londra sono in programma due giornate di studio ed eventi, all’interno di una conferenza internazionale che richiama esperti di tutto il mondo e di un’area espositiva interamente dedicata alla sacra scrittura.
IL CODICE – Il testo originale è di 1.600 anni fa, è infatti datato 400 d.C.: è considerato dagli studiosi il più antico ed esteso testo sacro esistente ancora oggi. Dei molti libri di cui era composto originariamente, il solo completo è il Nuovo Testamento. La storia del suo ritrovamento è strettamente legata alle istituzioni che oggi collaborano al progetto di digitalizzazione: scoperto nel Monastero di Santa Caterina da un teologo tedesco a metà dell’Ottocento, fu poi spostato in parte in Germania, a Leipzig, dove lo studioso viveva, e in parte in Russia, poiché fu lo zar Alessandro II a finanziare e controllare le spedizioni del teologo. Intorno al 1930 poi la Russia vendette il codice alla Gran Bretagna, e per questo motivo oggi è la Biblioteca nazionale inglese a conservarne il maggior numero di pagine.
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_luglio_06/bibbia_online_perasso_eab37080-6a30-11de-801a-00144f02aabc.shtml Calce in mare per affrontare il biossido di carbonioMILANO - Riversare ingenti quantitativi di calce negli oceani potrebbe fermare il processo di accumulazione di anidride carbonica nell’atmosfera. Questo il nucleo centrale del progetto «Cquestrate», presentato da Tim Kruger nel corso di una conferenza sui cambiamenti climatici, organizzata dal quotidiano britannico Guardian. L’innovativa tecnica potrebbe aiutare a risolvere uno dei più pericolosi effetti collaterali delle emissioni umane di CO2, ovvero l’aumento dell’acidità delle acque oceaniche.
MARE - Gli oceani sono un punto chiave del ciclo naturale del biossido di carbonio. Circa la metà delle emissioni di anidride carbonica rilasciate nell’aria dall’uomo vengono, infatti, assorbite dalle acque marine. Ciò aiuta a rallentare il surriscaldamento del pianeta, ma aumenta il tasso di acidità del mare, creando una minaccia potenzialmente disastrosa per il suo ecosistema. Il progetto di Kruger punta ad aumentare la capacità degli oceani di assorbire CO2, ma in una maniera rivoluzionaria che, invece di aumentarne l’acidità, aiuti a diminuirla. Obiettivo che si può raggiungere, appunto, convertendo la pietre calcaree in calce, attraverso un processo simile a quello sfruttato dalle industrie cementifere, e riversando in mare il prodotto così ottenuto.
IL PROGETTO - La calce reagisce con il biossido di carbonio dissolto negli oceani, convertendolo in ioni di bicarbonato. Così facendo, l’acidità dell’acqua diminuisce e consente agli oceani di assorbire una maggiore quantità di CO2, contribuendo ulteriormente a ridurre il surriscaldamento climatico. Secondo Kruger «è essenziale che le nostre emissioni di anidride carbonica diminuiscano, ma potrebbe non essere una soluzione sufficiente. Bisogna predisporre un piano B per ridurre efficacemente la quantità di biossido di carbonio nell’atmosfera. E ciò va fatto ora, non solo da parte degli scienziati, ma anche dei governi e delle istituzioni».
DIFFICOLTÀ - Tuttavia, immettere grandi quantità di calce in mare è attualmente illegale. Inoltre, è lo stesso Kruger ad ammettere che gli ostacoli da superare non sono pochi. La quantità di calce da riversare ogni anno negli oceani per far fronte alla totalità delle emissioni mondiali è davvero ingente e dovrebbe aggirarsi intorno ai 10 km3. Senza dimenticare che un tale progetto avrebbe senso soltanto se l’anidride carbonica risultante dalla produzione di calce venisse catturata e smaltita alla fonte.
MANCHESTER REPORT - «Cquestrate» appartiene al gruppo dei cosiddetti progetti di geo-ingegneria che si propongono di intervenire nel sistema terrestre per contrastare i cambiamenti climatici. Quella di Kruger è una della venti innovative proposte illustrate durante la Conferenza di Manchester, una due giorni organizzata dal Guardian e dedicata alle idee più suggestive ed efficaci per salvare il pianeta, che verranno selezionate entro la prossima settimana da un gruppo di esperti incaricato di evidenziare le dieci idee più promettenti.
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_luglio_07/dambrosio_calce_mare_clima_605540d4-6aef-11de-a24c-00144f02aabc.shtml Gli otto oggetti antesignani del PCMILANO - Il desiderio di conoscenza degli esseri umani si è manifestato anche attraverso la pratica del calcolo, e dell’astrazione ad esso relativa. Quello che oggi fanno i pc, un tempo lo facevano altre macchine, supporto della nostra memoria e della nostra intelligenza. I più antichi reperti dell’attività calcolatoria degli esseri umani risalgono alle incisioni rupestri e al computo dei giorni. I Sumeri nel terzo millennio avanti Cristo hanno sviluppato sistemi per facilitare le operazioni matematiche, l’archivio dei dati. Più recentemente si è cercato di automatizzare la capacità di calcolo e l’elaborazione dati, fino ai potenti elaboratori con cui giochiamo ogni giorno tramite telefonini e computer domestici. La rivista Usa Wired ha cercato di ripercorrere le tappe fondamentali di questo sviluppo attraverso otto oggetti che possono considerarsi antesignani dei calcolatori odierni.
TAVOLE D'ARGILLA - I primi metodi per calcolare, nel senso di tenere il conto, risalgono al Paleolitico di cui ci rimangono alcune incisioni che secondo gli archeologi – anche se non c’è unanimità di interpretazione - possono essere le prime testimonianze di archiviazione dati. Tutti concordi invece sulle tavolette di argilla babilonesi risalenti al duemilacinquecento a.C. e utilizzate per registrare la produzione di grano e di birra. (Nella foto, tavoletta d’argilla trovata vicino a Persepoli e risalente al 500 a.C.)
ABACO - L’abaco è uno strumento utilizzato da più di una civiltà del passato. Sviluppato con ogni probabilità dai Sumeri, venne adottato anche da Greci e Romani. Il massimo splendore – le sue forme più sofisticate – risalgono però al medioevo cinese, quando intorno al 1300 venne perfezionato in modo da permettere rapidissimi calcoli (i calcoli sono anche le palline che vengono mosse per segnare i numeri). Oggi è uno strumento che si è dimostrato molto utile nell’apprendimento della matematica per i non vedenti.
MACCHINA DI ANTICITERA - Il più antico calcolatore meccanico (costruito intorno al 150 a.C.) serviva per calcolare i movimenti dei corpi celesti e le date dei giochi olimpici. Il suo funzionamento è stato compreso solo recentemente, dopo che per quasi cento anni nessuno aveva saputo come ricomporre gli 81 frammenti ossidati ritrovati nei fondali marini vicino all’isola greca di Anticitera. Poi l’analisi ai raggi x ha permesso di svelare il mistero, e ne è stata realizzata una replica perfettamente funzionante.
IL TELAIO DI JACQUARD - Il telaio di Jacquard (1801) è il primo ad essere automatizzato tramite schede di carta perforate. Il movimento dei fili, che compongono l’ordito, viene regolato dalla sequenza di fori su una scheda di carta perforata. Rappresenta una delle più importanti invenzioni dell’industria tessile che ha permesso di realizzare tessuti complessi con il lavoro di un solo tessitore.
MACCHINA DIFFERENZIALE - Questa complessa macchina a ingranaggi venne ideata dall’inglese Charles Babbage nel 1849 per conto della Royal Astronomical Society e permette di calcolare logaritmi e funzioni trigonometriche. La sua realizzazione non venne mai completata a causa delle continue richieste di fondi da parte di Babbage - venne finanziato con una cifra venti volte superiore a quella stanziata per lo sviluppo della macchina a vapore - a fronte di scarsi risultati. I disegni di Babbage vennero poi trasformati in macchinario nel 1991 dal London Science Museum.
LA MACCHINA TABULATRICE DI HOLLERITH - Lo statistico statunitense Herman Hollerith, inventò questa macchina per velocizzare l’elaborazione dei dati del censimento nazionale del 1890. Utilizza le schede perforate lette da un lettore collegato a un circuito elettrico. Si dimostrò particolarmente efficace e permise di ridurre i tempi di elaborazione del censimento di due anni e 5 milioni di dollari rispetto a quello precedente. La Hollerith Tabulatine Machine Company, fondata su questa invenzione nel 1896, si fuse poi con altre società dando luogo alla Computing Tabulatine Recording Corporation, poi International Business Machine (o Ibm).
ENIGMA - Macchina per cifrare e decifrare i messaggi sviluppata dai tedeschi tra le due guerre e perfezionata per il secondo conflitto mondiale. A vederla sembra una macchina da scrivere con due tastiere. Il sistema meccanico di cifratura venne compreso dagli Alleati dopo notevoli sforzi grazie anche al contributo di Alan Touring, uno dei fondatori dell’informatica. Enigma rimase in uso fino agli anni ’70 visto che il segreto del suo meccanismo rimase di stretta conoscenza dell’intelligence anglo-americana.
CURTA - La Curta è una piccola calcolatrice meccanica a manovella, alta circa 8 centimetri. Il suo inventore, l’austriaco Curt Herzstark, la concepì durante la prigionia nei campi di sterminio nazisti durante la seconda guerra mondiale. Effettua addizioni, sottrazioni, divisioni, moltiplicazioni e anche l’estrazione di radice quadrata. Rimasero in produzione fino agli anni ’70 e trovarono impiego nelle corse automobilistiche di rally per calcolare velocità e tempi, insomma i distacchi tra concorrenti. Un vero e proprio oggetto di culto per i collezionisti.
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_luglio_07/depalma_oggetti_padri_pc_77c09de0-6af4-11de-a24c-00144f02aabc.shtml Tokyo è la città più costosa del mondoMILANO - Tokyo supera Mosca e diventa la città più cara del mondo. Lo rivela l'annuale studio condotto dalla società di consulenza Mercer che ha analizzato il costo della vita in 143 città del pianeta. Nonostante la recessione abbia colpito l'intero globo e la disoccupazione sia aumentata in tutte le metropoli, la vita in tante città internazionali continua a essere molto costosa. L'indagine, ideata per fornire indicazioni sui costi alle aziende che hanno dipendenti all'estero, analizza i prezzi di circa 200 articoli in ogni città, tra cui alloggi, cibo, abbigliamento, trasporti e tempo libero e prende come punto di riferimento New York alla quale sono conferiti cento punti. L'analisi conferma che la vita nel 2009 è molto più costosa nelle città europee e asiatiche rispetto a quelle americane, nonostante che quest'ultime, a causa delle forti oscillazioni dei cambi e del rafforzamento del dollaro, abbiano guadagnato posizioni in classifica rispetto all'anno scorso.
TOP TEN - Se si esclude New York, piazzatasi ottava, nella top ten vi sono solo città asiatiche e europee. Tokyo primeggia su tutte le metropoli con 143,7 punti, quasi il triplo rispetto a Johannesburg (49,6 punti), la città sudafricana che quest'anno è ultima in classifica e toglie ad Asunción il primato di centro più economico del mondo. La vita nella capitale giapponese è davvero cara visto che un biglietto di metropolitana costa 2,30 euro mentre per prendere un caffè e leggere un giornale bisogna sborsare quasi 9 euro. Tokyo è seguita da un'altra grande metropoli del Sol Levante, Osaka, che si piazza seconda con 119,2 punti mentre sul gradino più basso del podio si ferma Mosca, primatista l'anno scorso, che perde rispetto al 2008 ben 27 punti. Seguono in successione Ginevra, Hong Kong, Zurigo, Copenaghen e New York. Chiudono la top ten Pechino e Singapore.
ITALIANE - Rispetto all'anno scorso le città europee in generale hanno perso diversi posti in classifica. Oltre alla già citata Mosca passata dal primo al terzo posto, possiamo notare che Londra e Oslo, che nel 2008 erano entrambe nella top ten, nella classifica di quest'anno si piazzano al sedicesimo e al quattordicesimo posto, perdendo rispettivamente 13 e 10 posizioni. Anche le città italiane scendono in classifica: Milano, che l'anno scorso era l'ultima della top ten, quest'anno perde una posizione e si piazza undicesima. Roma invece, che era sedicesima, nel 2009 si ferma al diciottesimo posto. Discorso opposto per le città americane e del Medio Oriente che in generale guadagnano posizioni: Los Angeles passa dal cinquantacinquesimo posto al ventitreesimo, Chicago dall'ottantaquattresimo al cinquantesimo, mentre Dubai balda dal cinquantaduesimo al ventesimo posto. Nathalie Constantin-Métral, senior researcher di Mercer, commenta: «Tra le principali conseguenze della recessione dello scorso anno abbiamo osservato delle fluttuazioni significative nella maggior parte delle valute mondiali, il che ha segnato profondamente la classifica di quest’anno. Molte monete, tra cui l’euro e la sterlina, si sono fortemente indebolite rispetto al dollaro, facendo perdere molte posizioni alle città europee».
Cfr. per l'articolo http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_07/tokyo_citta_costosa_mondo_mosca_tortora_1ca58362-6aef-11de-a24c-00144f02aabc.shtml 7/6/2009 La caffeina potrebbe invertire il processo di perdita di memoriaSecondo quanto suggerito da un nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Università della Florida del Sud (Usa) assumere circa 500 mg di caffeina al giorno (l'equivalente di 5 tazze di caffè all'americana: quello lungo...) potrebbe invertire il processo di perdita di memoria dovuta a malattie degenerative come l'Alzheimer. Lo studio, ha testato l'effetto della caffeina su 55 topi geneticamente modificati in modo che sviluppassero i sintomi della malattia. A questi topi sono stati somministrati circa 500 mg di caffeina al giorno. Dall'osservazione di esami comportamentali del un primo gruppo di topi a cui è stata data la caffeina, rispetto a un secondo gruppo a cui è stata somministrata unicamente dell'acqua, si è constatato che dopo 2 mesi di studio gli animali a cui è stata data la caffeina hanno mostrato di eseguire decisamente meglio i test per misurare la loro capacità di memoria e riflessione. In particolare, i topi del gruppo a cui è stata data la caffeina hanno non solo ottenuto migliori risultati ai test, ma hanno clinicamente mostrato una limitata produzione degli enzimi che contribuiscono alla produzione della proteina amiloide, la quale è stata trovata ridotta di circa il 50%. La proteina beta amiloide è nota per essere la responsabile della crescita di grumi proteici che distruggono i neuroni. Come sempre avviene in questi casi, ora si dovrà valutare se l'effetto ottenuto su modelli animali possa essere applicato all'uomo che, in questo caso, si rivelerebbe molto utile per la produzione di farmaci per la cura di questa invalidante malattia.
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=952&ID_sezione=34&sezione=News Il peso alla nascita può mettere a rischio leucemiaSecondo i ricercatori americani, Dr. Robert W. Caughey della Harvard School of Public Health e Dott. Karin B. Michels di Brigham e Women's Hospital di Boston, ci potrebbe essere un'associazione tra l'elevato peso alla nascita e un aumento del rischio di leucemia globale e leucemia linfoblastica acuta (LLA). Mentre un aumento del rischio di leucemia mieloide acuta (LMA) sembra essere associato con un peso sia estremamente alto che estremamente basso. Da un'analisi condotta su 32 studi per comprendere l'eventuale legame tra il peso alla nascita e la leucemia infantile, si è dedotto che questa patologia potrebbe prendere l'avvio già nell'utero materno. Per lo studio sono stati analizzati 16.501 casi di tutti i tipi di leucemia, 10.974 casi di leucemia linfoblastica acuta e 1.832 casi di leucemia mieloide acuta. Dai dati si è stimato che, rispetto a un normale peso alla nascita, un peso elevato alla nascita è associato a un 35% complessivo aumento del rischio di leucemia, un 23% di aumento del rischio di LLA e un 40% di aumento di rischio per LMA. Per ogni 1000 g di aumento di peso alla nascita, la differenza di proporzione per la leucemia globale è aumentata di 1,18. Mentre il basso peso alla nascita non è stato associato con la leucemia o globale LLA, vi è stata una associazione tra basso peso alla nascita e il 49% di aumento del rischio di LMA. Secondo il dr. Michels, lo studio suggerisce che ci possa essere un avvio del processo che porta allo sviluppo della leucemia già nell'utero e che, tuttavia, il peso alla nascita sia un marker di eventi che possono aver peso durante il periodo della gravidanza e che possono essere molteplici e che riguardano anche il Dna stesso. I risultati dello studio sono stati pubblicati su "International Journal of Cancer".
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=950&ID_sezione=565&sezione=Gravidanza%20e%20Parto Il cancro è "servito"… alla grigliaL'allarme giunge dai dietologi dell'Anderson Cancer Center di Houston, in Texas. La carne e il pesce alla griglia possono essere cancerogeni. La dietista, dr.ssa Vicki Piper dell'Università del Texas, è stata chiara: dove c'è fumo, c'è rischio di cancro. E la carne che sgocciola bruciacchiando sulla brace o sulla griglia produce fumo. E, continua la dietista, questo avviene con qualsiasi tipo di carne, anche di pollo o pesce. In più, marinare la carne prima di grigliarla contribuisce a creare precursori chimici di agenti cancerogeni. L'ideale, suggerisce Piper, sarebbe fare una pre-cottura in casa in modo da togliere già un po' del grasso che oltre a fare meglio per la dieta, evita di provocare fiamme e fumo estremamente dannosi. In più, la carne è già stata sottoposta a un'alta temperatura e sopporta meglio quella altissima della griglia dato che, sottolinea la dr.ssa Piper, maggiore è la temperatura di cottura, più agenti cancerogeni sviluppa. Altri suggerimenti: per il barbecue è meglio utilizzare legno che brucia a minori temperature come i trucioli di pino; oliare la griglia aiuta a far attaccare ad essa il materiale carbonizzato anziché alla carne e poi l'olio aiuta a mantenere interi pollo e pesce; pulire accuratamente la griglia dopo l'uso evita che successivamente gli agenti cancerogeni attaccati siano trasferiti al nuovo cibo.
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=949&ID_sezione=563&sezione=Alimentazione Elogio della gentilezza“Un indicatore della salute mentale - scriveva lo psicoanalista e pediatra Donald Winnicott nel 1970 - è la capacità di un individuo di entrare in forma immaginativa e in maniera accurata, nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona; e anche di concedere a un’altra persona di fare la stessa cosa con lui”. Si tratta di un concetto innovatore che mette l’empatia (e le sue distorsioni) al centro della vita psichica dell’individuo. Empatia, simpatia, altruismo, benevolenza, umanità, gentilezza d’animo, indicano una vasta gamma di sentimenti che hanno a che fare con l’attenzione verso l’altro, il prendersi cura dell’altro, il sentire le emozioni e i sentimenti dell’altro. Il saggio “Elogio della gentilezza” (Ponte Alle Grazie), scritto a quattro mani dallo psicoanalista Adam Phillips, gia primario di Psicoterapia infantile al Charing Cross Hospital di Londra, e dalla storica Barbara Taylor, focalizza l’attenzione sulla gentilezza, elaborando una visione laica, scevra da sentimentalismi, idealizzazioni o moralismi, come arte (e fatica) quotidiana di ascoltare ed accogliere la vulnerabilità altrui (ed anche la propria), rimandando al valore profondo dell’appartenenza reciproca. Dipendiamo gli uni dagli altri non tanto (o non solo) per la nostra sopravvivenza, quanto per il nostro essere vero e proprio, sostengono i due autori. In questa visione la gentilezza è molto più di un fragile ponte che collega due entità separate, il sé e l’altro; diviene caratteristica di un sé sociale, relazionale, plasmato dalle mutue relazioni con l’altro. Tutti (o quasi tutti) siamo capaci di atti di gentilezza occasionali. Ci donano una sottile ed intensa gratificazione, come un piacere proibito. Tuttavia ne siamo al contempo estremamente disturbati. Non riusciamo ad essere mai così generosi come vorremmo, ma niente ci ferisce più di una gentilezza non ricevuta. “La generosità assorbe molti dei nostri pensieri e tuttavia la gran parte di noi è incapace di vivere una vita che vi si ispiri” - osservano gli autori. Pur tuttavia la gentilezza, nella maggior parte dei casi, è un’opzione temporanea, delegata ad esprimersi pienamente in figure femminili (prima di tutto le madri), o in personaggi in odore di santità. Perché, nonostante sia contagiosa, come il riso o il pianto, si scontra con tali resistenze interiori che ne smorzano il flusso spontaneo, fino a riuscire talvolta ad annullarlo? Perché genera perfino sospetto, diffidenza? Come e quando abbiamo perso la fiducia nell’altro, al punto di credere che la generosità ci impedirà di avere successo nella vita o che vi siano piaceri più grandi della generosità, e perché la maggior parte di noi pensa che in definitiva siamo tutti pazzi, cattivi e pericolosi, in competizione per qualsiasi cosa valga la pena di possedere? Gli interrogativi si intrecciano: la gentilezza rappresenta una forma di egoismo mascherato o una fragile barriera protettiva contro l’aggressività altrui (sarò gentile con te così tu non potrai farmi del male), o una virtù dei deboli? Le forme quasi automatiche in cui rispondiamo alle emozioni dell’altro, in particolare alla sofferenza, come la mimesi (osserviamo l’espressione di un altro e la imitiamo) o l’associazione diretta (i segnali della situazione della vittima attivano nello spettatore ricordi di esperienze simili che egli ha vissuto in passato, suscitando in lui emozioni corrispondenti), fanno pensare ad una base biologica dell’empatia che è passata al vaglio della selezione naturale, diventando parte integrante della natura umana. Nella sua forma più matura l’empatia è capacità immaginativa, rappresentazione mentale dell’altro, cui corrisponde un notevole impegno cognitivo. Al contrario, l’egoismo può essere interpretato come una mancanza di immaginazione così grave da costituire una minaccia non tanto per la nostra felicità quanto per la nostra salute mentale. Se esistono dunque tante prove a sostegno che la vita vissuta nell’istintiva identificazione simpatetica con gli altri sia la vita che siamo più inclini a vivere, dove nascono le contraddizioni e i paradossi della gentilezza? I due autori approdano ad una spiegazione : “I gesti gentili dimostrano in maniera lampante che siamo animali vulnerabili e dipendenti, la cui risorsa migliore risiede in quello che possiamo essere gli uni per gli altri. La capacità o l’istinto della generosità possono essere attivamente e incosciamente sabotati da quella parte di noi che teme l’intimità e peraltro la alimenta”. Come aveva intuito Rousseau, la storia della gentilezza d’animo cammina di pari passo alla storia dell’infanzia dell’individuo, di un “sé” che si costituisce e si organizza nel contesto dei legami di attaccamento con le figure significative, che porta a sviluppare una amorevolezza che includa l’ambivalenza che caratterizza le relazioni umane. “La generosità reale non è un trucchetto magico, un incantesimo che fa sparire ogni impulso di odio e aggressività a tutto vantaggio di una dedizione spassionata agli altri - concludono gli autori. E ancora: “La generosità è un aprirsi agli altri, che, per dirla con Rousseau, ci espande, e così gratifica la nostra natura profondamente sociale”.
Cfr. per l'articolo http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=48 |
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